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ITINERARIO |
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Edu-Geo
- ESCURSIONE SICILIA - 1
UN’ISOLA VULCANICA CHE NASCE
TRA ACQUA E FUOCO (130.000 anni
fa - Presente)
Isola di Vulcano (Isole Eolie,
Mar Tirreno meridionale)
Francesca
Forni, Federico Lucchi e Claudio
Antonio Tranne
(con la coll. di Piermaria Luigi
Rossi)
Università
di Bologna
Dipartimento di Scienze della
Terra e Geologico-Ambientali
2008
francesca.forni@unibo.it
federico.lucchi@unibo.it
claudio.tranne@unibo.it
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SINTESI
DEI CONTENUTI |
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Questa
escursione è un viaggio a ritroso
nel tempo in cui vengono osservate
le tracce delle varie fasi di
emersione e crescita di un vulcano.
Inoltre il fatto che l’isola di
Vulcano sia ancora attiva consente
di osservare direttamente le manifestazioni
tipiche dei periodi di quiescenza.
PRIMO
STADIO
Nascita di un’isola vulcanica
Vulcanello è un
edificio vulcanico emerso negli
ultimi 2000 anni nel tratto di
mare tra Vulcano e l’isola di
Lipari. La sua emersione, archetipo
dei processi di progressiva emersione
delle isole vulcaniche, avviene
per effetto della interazione
tra i processi vulcanici e la
contrastante erosione marina.
Inizialmente, l’attività vulcanica
ha luogo, con carattere effusivo,
al di sotto del livello del mare
e determina la messa in posto
di grandi volumi di depositi vulcanici
peculiari detti “lave a pillow”
(Fig.1 A). Questi edificano un
vulcano sottomarino che determina
una progressiva riduzione della
profondità dell’acqua nel punto
in cui avviene l’eruzione.
.
Fig. 1 - Schema
evolutivo della nascita di una
isola vulcanica come risultato
della competizione tra attività
vulcanica ed erosione marina:
A) stadio sottomarino; B) stadio
di acqua bassa; C) stadio subaereo.
Quando l’eruzione avviene in prossimità
del livello del mare (poche decine
di metri di profondità; Fig.1
B) si innescano processi di interazione
acqua-magma con connotazione esplosiva
(attività idromagmatica) che determinano
la costruzione di un cono di piroclastiti
emerso alto circa 100 m.
La costruzione del cono, isola
il condotto magmatico dal contatto
con l’acqua esterna e determina
l’interruzione dei processi esplosivi
(Fig.1 C). Si ha quindi la successiva
effusione di numerose colate laviche
che si espandono radialmente dal
cono a formare un “plateau” lavico
di diametro complessivo di 1.5
km.
Esso protegge il cono di piroclastiti
dall’erosione marina che potrebbe
rapidamente distruggerlo (così
come avviene lungo la costa orientale)
preservandone la morfologia e
stabilizzando l’isola vulcanica
(Sosta 1 - Istmo di Vulcanello).
Nel caso di Vulcanello, l’isola,
originariamente separata da Vulcano,
è ora collegata da un istmo costituitosi
nel tempo per effetto del rimaneggiamento
di depositi vulcanici.
.
SECONDO
STADIO
Costruzione di uno stratocono
Lo stratocono di
La Fossa di Vulcano è un edificio
vulcanico costruito negli ultimi
6000 anni attraverso la successione
di differenti eruzioni esplosive
ed effusive che si manifestano
nella sovrapposizione di colate
laviche e piroclastiti.
Le colate laviche sono estrusioni
di magma caldo e fluido che possono
avere morfologia e spessore molto
differente in funzione della composizione
del magma. Le colate possono essere
sottili e molto fluide come nel
caso di vulcani basaltici (ad
esempio il plateau di Vulcanello)
oppure spesse e tozze come nel
caso della colata riolitica di
Pietre Cotte (Sosta 2 - Pietre
Cotte).
I depositi piroclastici stratificati
(Sosta 3 - risalita al cono) del
cono di La Fossa sono il risultato
di eruzioni esplosive idromagmatiche
che generano correnti piroclastiche
turbolente. Queste sono nubi di
frammenti solidi e gas che scorrono
ad elevata velocità lungo i fianchi
del cono lasciando un deposito
fatto di strati successivi di
materiale vulcanico frammentato
.
TERZO
STADIO
Distruzione di un vulcano: le
caldere
I bordi di caldera
visibili verso sud e ovest (Sosta
2 - Pietre Cotte e successive)
appartengono alla cosiddetta Caldera
della Fossa formatasi in più episodi
tra 80-000 e 8.000 anni fa. Le
caldere sono strutture di collasso
che possono provocare la distruzione
di un vulcano nel corso della
sua crescita. In questo caso,
la Caldera della Fossa, unitamente
alla più antica Caldera del Piano,
ha determinato la progressiva
distruzione di un ampio stratocono,
detto Paleo-Vulcano, edificato
tra 130.000 e 100.000 anni fa,
la cui altezza doveva essere maggiore
del cono di La Fossa (Figg. 2a,b,c).
Fig. 2 - Descrizione
schematica dei principali stadi
evolutivi dell’isola di Vulcano:
A) costruzione dello stratocono
di Paleo-Vulcano (tra 130 e 100.000
anni fa); B) Caldera del Piano
(circa 100.000 anni fa); C) Caldera
della Fossa (circa 80.000 anni
fa); D) Costruzione dello stratocono
di La Fossa (a partire da 6.000
anni fa), all’interno della depressione
morfologica connessa alle due
caldere.
QUARTO
STADIO
Rinascita del vulcano
Le depressioni
di caldera condizionano l’evoluzione
geologica di un vulcano poiché
rappresentano un’area di risalita
preferenziale dei magmi di neo-formazione.
Ciò si evidenzia a Vulcano nell’assetto
del settore settentrionale dell’isola
dove il cono di La Fossa (Fig.
2D) emerge al centro della vasta
area morfologicamente ribassata
che rappresenta la testimonianza
della Caldera della Fossa (Sosta
4 - bordo craterico esterno).
QUINTO
STADIO
Attività vulcanica recente
Il cono
di La Fossa è uno dei due vulcani
attivi alle Isole Eolie. L’ultima
eruzione è avvenuta nel 1888-90
ed ha determinato la costruzione
della parte sommitale del cono
(Sosta 5 - bordo craterico interno
e Sosta 6 - cima di La Fossa)
all’interno di un più ampio cratere
edificatosi negli ultimi 3000
anni. L’eruzione, eponimo dell’attività
“vulcaniana”, si caratterizzò
per la formazione di “onde di
pressione” (capaci di rompere
vetri anche sull’isola di Lipari
a distanza di qualche km), per
il lancio di blocchi di materiale
lavico di aspetto peculiare detti
“bombe a crosta di pane”, di dimensioni
anche metriche (Sosta 4), e per
la formazione di correnti piroclastiche
turbolente e/o dense .
SESTO
STADIO
Attività vulcanica attuale
Attualmente
il cono di La Fossa è in stato
di quiescenza ma non estinto.
La sua vitalità è testimoniata
dalla presenza di un vasto campo
fumarolico (Sosta 7 - fumarole)
sul bordo nord-orientale del cratere
e all’interno dello stesso. I
gas fumarolici hanno composizioni
e temperature (da 250 a 600 °
C) che evidenziano la presenza
di un sistema magmatico attivo
(Fig. 3). Esse sono monitorate
per verificare le condizioni della
possibile ripresa dell’attività
vulcanica. Manifestazioni fumaroliche
di bassa temperatura (100 ° C)
sotto forma di gas gorgoglianti
sono presenti anche a nord del
Porto di Levante, in prossimità
della spiaggia ed anche nei primi
metri d’acqua .
Fig. 3 - Veduta
del campo fumarolico lungo il
bordo orientale del cratere della
Fossa di Vulcano.
SETTIMO
STADIO
Valutazione del rischio vulcanico
Lo studio
dei depositi vulcanici originatisi
durante le ultime fasi di attività
del cono di La Fossa consente
di valutare il rischio vulcanico,
cioè gli effetti che una possibile
ripresa dell’attività vulcanica
potrebbe causare sugli abitati
dell’isola di Vulcano. In tal
senso, viene definita l’eruzione
massima attesa, cioè quella dotata
del maggior potenziale di distruzione
in modo che possano essere valutate
le possibili contromisure a partire
dal caso più “problematico”. Nel
caso del cono di La Fossa, l’eruzione
massima attesa è immaginata con
caratteristiche simili a quelle
delle eruzioni degli ultimi 3000
anni, caratterizzate da lancio
di blocchi e dallo sviluppo di
correnti piroclastiche turbolente
capaci di provocare distruzione
nel vicino abitato di Vulcano
Porto e, molto limitatamente,
nella zona de il Piano. |
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PERCORSO |
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L’itinerario è
descritto a partire da Vulcano
Porto, allo scalo dall’aliscafo-nave
che conduce all’isola. Tempo complessivo
7 h (escluso il trasferimento
all’isola) + Sosta ristoro 1 h.
Fig. 4 - Foto
aerea dell’isola di Vulcano dove
sono indicate la traccia dell’itinerario
proposto e la posizione dei punti
di sosta. |
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Soste
e spostamenti |
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Trasferimento
Messina o Mìlazzo - Vulcano (Isole
Eolie) (durata: 1 h, in aliscafo
da Milazzo; 2 h, in nave da Milazzo
o in aliscafo da Messina). Il
tragitto ha spese variabili e
si consiglia comunque di prenotare
nel caso di gruppi numerosi (20
o più studenti). .
SOSTA
1 - Istmo di Vulcanello
(durata:
1 h, a piedi, compreso lo spostamento
da Vulcano Porto). Dallo scalo
degli aliscafi, prendere verso
nord nella direzione della spiaggia
di Porto di Levante, costeggiando
la pozza di fango ed i rilievi
dei Faraglioni (Fig. 4). Distanza
dal Porto di Vulcano: circa 400-500
metri.
Vulcanello,
esempio della nascita di un’isola
vulcanica
Vulcanello emerge dai fondali
marini negli ultimi 2.000 anni
in seguito all’accumulo di prodotti
vulcanici eruttati nel corso di
diverse eruzioni, l’ultima delle
quali risale al 1625 A.D. Inizialmente
isolato da Vulcano, esso è attualmente
collegato da un’istmo sabbioso
(sul quale avviene la sosta) formato
da materiale vulcanico rimaneggiato
dalle correnti marine. Vulcanello
rappresenta quindi un esempio
ideale per comprendere i fenomeni
che portano alla nascita di una
nuova isola di origine vulcanica,
ed è quindi il primo passo per
la comprensione della storia di
un vulcano.
Vulcanello è costituito da un
cono composito di piroclastiti
derivante dalla sovrapposizione
di tre piccoli coni allineati.
Dal più antico di questi, fuoriescono
a più riprese colate laviche sottili
e fluide che si interdigitano
e sovrappongono fino a costituire
un vasto campo lavico detto plateau
(Fig. 5). Le colate laviche del
plateau, più resistenti in confronto
ai depositi piroclastici, hanno
lo scopo fondamentale di proteggere
l’edificio dai processi di erosione
marina (Fig. 6) e la loro effusione
rappresenta lo step fondamentale
nel processo di stabilizzazione
di una nuova isola vulcanica.
Fig. 5
- Veduta panoramica del promontorio
di Vulcanello (dalla cima del
cono di La Fossa) dove si evidenziano
la morfologia sub-pianeggiante
del plateau lavico ed il rilievo
del cono di piroclastiti da cui
le colate fuoriescono. Sullo sfondo,
i profili delle isole di Salina,
Lipari e Panarea.
Fig.
6 - Sezione del promontorio di Vulcanello,
dove si osservano le colate laviche
(b) che fuoriescono dal cono di
piroclastiti (a) proteggendolo dalla
erosione marina.
Spunti
didattici
Orientamento sulla carta topografica
e identificazione del punto di sosta;
Individuazione dei coni vulcanici
e del plateau lavico in base al
confronto tra morfologia reale e
sua rappresentazione sulla carta
geologica (attraverso campismo e
simboli);
Osservazione del contrasto morfologico
tra il plateau lavico sub-pianeggiante
e il rilievo dei coni di piroclastiti
(Fig. 5): identificazione della
distribuzione quasi radiale del
plateau a protezione degli stessi
coni;
Osservazione di dettaglio dei caratteri
delle colate laviche che costituiscono
il plateau (Fig. 7) (individuazione
delle singole colate laviche, spessore
delle colate, colore della roccia,
aspetto della superficie, presenza
di bolle…) e confronto virtuale
con colate di aspetto simile (ad
esempio quelle delle Hawaii);
Verifica della differenza di aspetto
tra le colate laviche del plateau
ed i depositi sabbiosi che costituiscono
l’istmo fino ad individuare la morfologia
a sé stante dell’”isola” di Vulcanello.
Fig.
7 - Dettaglio della morfologia delle
colate laviche che costituiscono
il plateau di Vulcanello (come fattore
di scala, la sommità del plateau
è a quota di circa 20 m slm).
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Spostamento
Istmo di Vulcanello – Pietre Cotte |
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(durata:
35’, a piedi). Lo spostamento
avviene sulle strade asfaltate
che attraversano l’abitato di
Vulcano Porto (Fig. 4). E’ possibile
approfittare di questo tragitto
per approvvigionarsi di vettovaglie
e bevande prima della salita al
cono di La Fossa (nel caso, tenere
conto di 30’ aggiuntivi).
A tal proposito è forse utile
ricordare che nelle soste successive
alla prima l’itinerario si svolge
lungo un sentiero in larga parte
esposto agli agenti atmosferici
e distante da punti di ristoro.
Considerando inoltre che l’escursione
è meglio fruibile nei mesi caldi,
si consiglia una dotazione minima
di un litro di acqua a persona
e, forti di una esperienza decennale,
si suggerisce di dotarsi di cibi
poco saporiti e tendenzialmente
non salati per evitare che le
necessità idriche possano essere
esuberanti la propria dotazione.
Spostamento
Pietre Cotte – Sentiero quota 220
m (durata:
40’, a piedi). Lo spostamento
avviene lungo il primo tratto
del sentiero che conduce alla
cima del cono di La Fossa che
si articola lungo depositi piroclastici
incoerenti sdrucciolevoli che
rendono la salita faticosa e poco
agevole. In corrispondenza della
prima curva a gomito, a quota
70 m, si incontra il chiosco dove
viene richiesto il pedaggio per
la salita (3 euro nel 2006, ma
soggetto a repentini aumenti inflattivi).
All’inizio del sentiero è ancora
possibile reperire generi di conforto,
ma è utile ricordare che da qui
in poi mancano punti di ristoro.
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Sosta
2 – Pietre Cotte (piede del cono
di La Fossa) |
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(durata:
30’).
Sosta
2a - Caratteristiche morfologiche
della colata lavica di Pietre Cotte
e dello stratocono di La Fossa
La sosta
è effettuata al piede del cono di
La Fossa (Fig. 4), interamente costruito
negli ultimi 6.000 anni da prodotti
vulcanici emessi durante differenti
eruzioni esplosive ed effusive.
In questo senso, si tratta di un
tipico stratocono, cioè un edificio
vulcanico costituito dalla sovrapposizione
di “strati” di piroclastiti e colate
laviche. Nel nostro viaggio, la
costruzione di uno stratocono rappresenta
il secondo step nella naturale evoluzione
di una isola vulcanica.
Il versante nord-occidentale del
cono, osservabile dal punto di sosta,
è prevalentemente costituito da
depositi piroclastici. Al piede
del versante è però visibile la
testata della tozza colata di Pietre
Cotte che scende dal cratere sommitale
in seguito alla eruzione effusiva
del 1739 A.D (Fig. 8).
. Fig.
8 - Veduta del fianco nord-occidentale
del cono di La Fossa con la traccia
del sentiero verso la cima che costeggia
la morfologia tozza della colata
di Pietre Cotte.
Spunti
didattici
Osservazione della peculiare morfologia
conica dello stratocono. Confronto
virtuale con altri edifici vulcanici
e verifica di similitudini (con
il Vesuvio e lo Stromboli) e differenze
(ad es. con l’Etna, caratterizzato
da dimensioni maggiori, forma più
irregolare e pendenza dei versanti
inferiore). Descrizione della peculiare
morfologia tozza e rilevata della
colata di Pietre Cotte a confronto
con la ben nota colata riolitica
di Rocche Rosse a Lipari (Fig. 9).
Confronto tra la morfologia delle
suddette colate e quella differente
delle colate laviche di Vulcanello.
Fig. 9
- Colata di Rocche Rosse a Lipari,
didattico esempio di colata lavica
a composizione riolitica: essa
si caratterizza per elevato spessore
e superficie irregolare e frastagliata.
.
Stimoli
alla discussione
RAPPORTO CAUSA-EFFETTO
Stimolare negli studenti la curiosità
del capire il perché le colate
e gli edifici vulcanici hanno
morfologie così differenti, pur
essendo riferiti tutti a processi
simili.
CAUSA – I magmi hanno composizione
chimica differente in relazione
ai processi che ne determinano
la genesi nelle camere magmatiche
sub-superficiali. Per semplificare,
possono essere distinti due end-member:
1) magmi evoluti (a causa di prolungato
stazionamento nelle camere magmatiche
prima di essere eruttati) con
composizione ricca in silice,
potassio e alluminio; 2) magmi
primitivi (senza prolungato stazionamento
in camera magmatica) poveri in
silice ed arricchiti in ferro
e magnesio.
EFFETTO – I magmi evoluti
hanno più elevato grado di polimerizzazione
(per la organizzazione molecolare
degli elementi chimici costituenti)
e, per questo, più alta viscosità
rispetto ai magmi primitivi. Quindi,
al momento dell’effusione in superficie,
i magmi evoluti hanno minore mobilità
(incontrano maggiore resistenza
interna al movimento) e formano
colate tozze, spesse e con superficie
scabrosa (ad es. colata di Pietre
Cotte o di Rocche Rosse; Fig.
9), mentre i magmi primitivi,
più fluidi, danno origine a colate
sottili e a maggior sviluppo areale
(ad es. colate di Vulcanello).
Allo stesso modo, magmi evoluti
tenderanno a formare edifici vulcanici
conici e con elevata pendenza
dei versanti (come il cono di
La Fossa, il Vesuvio, lo Stromboli
e i vulcani andini e della cintura
circum-pacifica), mentre magmi
primitivi daranno edifici a basso
rilievo topografico con pendii
dolci (come Vulcanello, l’Etna
e i vulcani a scudo hawaiiani).
Sosta
2b - Morfologia della caldera di
La Fossa Volgendo
lo sguardo verso ovest, si stagliano
le pareti verticali che delimitano
la depressione morfologica sub-circolare
della Caldera della Fossa (diametro
oltre 2.5 km)(Fig. 10). Si tratta
di una struttura di collasso vulcano-tettonico
che è avvenuta in più fasi nell’intervallo
temporale tra 80.000 e 8.000 anni
fa. Essa ha determinato, unitamente
alla più antica Caldera del Piano,
il quasi totale smembramento di
un originario stratocono, detto
Paleo-Vulcano, edificato nel settore
meridionale dell’isola. Essa rappresenta
nel nostro viaggio un esempio dei
processi distruttivi che possono
punteggiare la storia evolutiva
di un vulcano.
. Fig.
10 - Scorcio del lato occidentale
della Caldera della Fossa dove si
evince l’andamento arcuato delle
pareti verticali che ne delimitano
la struttura (a). Sulla sinistra,
all’interno della depressione calderica,
si nota il profilo del cono di La
Fossa (b).
Spunti
didattici
Osservazione della morfologia della
Caldera e tentativo di ricostruirne
nella realtà ed in carta (in rapporto
alla scala) la forma completa e
le sue dimensioni. Analisi del contrasto
morfologico tra la forma “negativa”
di forme distruttive come le caldere
e della forma “positiva” di forme
costruttive come i coni vulcanici
(Fig. 10). Ricostruzione virtuale
della posizione e della originaria
morfologia del cono vulcanico che
ha subito il processo di collasso
sulla base degli aspetti morfologici
relitti .
Stimoli
alla discussione
RAPPORTO CAUSA-EFFETTO
Ricostruzione dei meccanismi di
origine delle caldere (Fig. 11).
CAUSA – Le persistenti eruzioni
che determinano nel corso del
tempo la costruzione di un edificio
vulcanico causano il contemporaneo
progressivo svuotamento della
camera magmatica ad esso sottostante.
EFFETTO – Lo svuotamento,
specie se avviene in tempi geologicamente
rapidi, produce una subitanea
riduzione della pressione interna
che agisce sul tetto della camera
magmatica fino a determinare eventualmente
la fratturazione delle rocce ed
il crollo della struttura. In
tal senso, la forma della depressione
superficiale ricalca la forma
della camera magmatica sottostante.
Fig.
11 - Rappresentazione schematica
del processo di formazione delle
caldere.
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Spostamento
Pietre Cotte – Sentiero quota
220 m |
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(durata:
45’, a piedi). Lo spostamento avviene
lungo il primo tratto del sentiero
che conduce alla cima del cono di
La Fossa che si articola lungo depositi
piroclastici incoerenti sdrucciolevoli
che rendono la salita faticosa e
poco agevole. In corrispondenza
della prima curva a gomito, a quota
70 m, si incontra il chiosco dove
viene richiesto il pedaggio per
la salita (3 euro nel 2006, ma soggetto
a repentini aumenti inflattivi).
All’inizio del sentiero è ancora
possibile reperire generi di conforto,
ma è utile ricordare che da qui
in poi mancano punti di ristoro. |
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Sosta
3 - Sentiero di La Fossa, quota
220 m |
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(durata:
30’). Questa sosta è posizionata
circa a metà della salita verso
la cima del cono di La Fossa e
consente anche di rifiatare (Fig.
4).
Sosta 3a
- Caratteri dello stratocono di
La Fossa Lo
stratocono di La Fossa è il risultato
di eruzioni esplosive successive
nell’arco degli ultimi 6.000 anni.
In particolare, lungo il primo tratto
del sentiero che conduce alla cima
del cono, si evidenzia la sovrapposizione
di depositi piroclastici con caratteri
litologici e strutturali differenti
(Fig. 12). Le piroclastiti nere
e sciolte su cui si cammina sono
riferibili all’attività di lancio
e caduta da colonne eruttive formatesi
nel corso della eruzione del 1888-90.
Esse coprono piroclastiti stratificate
coerenti e variamente colorate derivanti
da meccanismi deposizionali da flussi
piroclastici turbolenti durante
eruzioni datate 1.500 anni fa.
Fig. 12
- Dettaglio dei depositi piroclastici
a differente colorazione e stratificazione
che costituiscono l’ossatura del
cono di La Fossa.
Spunti
didattici
Confronto tra le differenti litologie
e verifica della granulometria,
coerenza, vescicolarità dei clasti.
Stimoli
alla discussione
RAPPORTO CAUSA-EFFETTO
Origine della colorazione dei
depositi piroclastici.
CAUSA – I depositi piroclastici
in funzione del meccanismo da
cui derivano possono avere un
differente contenuto d’acqua al
momento della deposizione.
EFFETTO – La presenza d’acqua
favorisce i processi di ossidazione
del vetro vulcanico e quindi lo
sviluppo di vivaci colorazioni
dal giallo al rosso cremisi (Fig.
12). Nel caso in esame, i depositi
neri incoerenti sono pressoché
privi di acqua ed hanno una colorazione
“primaria”, mentre gli altri hanno
un contenuto elevato d’acqua ed
assumono vivaci colorazioni “secondarie”,
cioè derivate da processi di ossidazione
successivi alla deposizione.
Sosta
3b - Origine dei depositi piroclastici
da flusso I
depositi varicolori coerenti derivano
da meccanismi deposizionali da flusso
piroclastico. I flussi piroclastici
sono nubi di gas e frammenti solidi
(e/o vapore d’acqua) ad elevata
temperatura che si muovono lungo
i fianchi di un vulcano (simili
ad una tempesta di sabbia). Man
mano che perdono velocità e capacità
di trasporto, i flussi progressivamente
depositano i frammenti solidi (Fig.
13). Si formano depositi piroclastici
stratificati, dove ciascuno degli
strati (o pacchi di strati) rappresenta
la testimonianza del passaggio di
un singolo impulso di flusso. Gli
strati possono essere internamente
organizzati in strutture di geometria
simile alle dune sabbiose dei deserti
derivanti dal processo di trascinamento
dei frammenti appena deposti ad
opera del flusso.
Fig. 13 - Sezione
schematica di una corrente piroclastica.
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Spostamento
Sentiero quota 220 m - Bordo craterico
esterno |
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(durata:
20’). Si percorre un tratto di sentiero
inciso nei depositi piroclastici
consolidati e quindi la salita risulta
più agevole. Solo in caso di pioggia
va posta particolare attenzione
perché il terreno che può diventare
scivoloso. |
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Sosta
4 - Bordo craterico esterno -
quota 260 m |
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(durata:
30’, senza spostamenti comprese
le attività pratiche sul terreno).
La sosta è situata in corrispondenza
di un ripiano morfologico che
dà ampia possibilità di rifiatare
al termine del principale tratto
di ascesa (Fig. 4).
Prodotti
dell’attività vulcanica recente
del cono di La Fossa
La sosta
è effettuata in corrispondenza del
bordo craterico del cono di La Fossa
costruito prima delle ultime eruzioni
e colmato dai prodotti della eruzione
del 1888-90. Si tratta degli stessi
depositi incoerenti nerastri incontrati
lungo il sentiero di salita, ma
sono qui presenti abbondanti blocchi
di grandi dimensioni (fino a metriche)
per la maggiore vicinanza al punto
di lancio. In particolare, molti
di questi blocchi presentano una
peculiare morfologia esterna con
tipiche crepacciature, detta “a
crosta di pane” (Fig. 14), e contraddistinguono
le eruzioni vulcaniane .
Fig. 14
- Esempio di bomba “a crosta di
pane”, caratteristica dell’attività
eruttiva detta “vulcaniana".
Fig. 14a
- Depositi piroclastici incoerenti
ricchi di bombe a crosta di pane
sul piano del bordo craterico
esterno del cono di La Fossa.
Spunti
didattici Ricerca
sul terreno di esempi di “bombe
a crosta di pane” ed osservazione
della loro peculiare morfologia
e struttura .
Stimoli
alla discussione
RAPPORTO CAUSA-EFFETTO
Origine delle “bombe a crosta
di pane”.
CAUSA – I blocchi di lava
lanciati dalla bocca eruttiva
ancora caldi possono contenere
gas intrappolati all’interno della
crosta superficiale raffreddatasi
al contatto con l’aria.
EFFETTO – L’espansione dei
gas dall’interno provoca la fratturazione
della superficie esterna del blocco
(Fig. 14). Si tratta di una fenomenologia
molto simile a quello che coinvolge
le pagnotte di pane al cui interno
gli agenti lievitanti hanno la
stessa funzione dei gas contenuti
nei blocchi lavici. La differenza
fondamentale è che nel caso delle
bombe vulcaniche la crosta si
indurisce per effetto del rapido
raffreddamento a contatto con
l’aria mentre le pagnotte si induriscono
esternamente per effetto del rapido
riscaldamento. |
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Spostamento
Bordo craterico esterno-Bordo
craterico interno |
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Sosta
5 - Bordo craterico interno -
quota 280 m |
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(durata:
35’). La sosta viene effettuata
sul bordo del cratere sommitale
del cono di La Fossa (Fig. 4).
Va precisato che è assolutamente
vietato scendere all’interno del
cratere a causa di possibili esalazioni
di anidride carbonica esiziale
per la vita umana, che essendo
più pesante dell’aria tende a
concentrarsi a livello del terreno
e all’interno delle depressioni.
Morfologia
del cono sommitale di La Fossa
La sosta è effettuata sul bordo
SW del cratere sommitale del cono
di La Fossa, edficato nel corso
delle eruzioni più recenti (1739
e 1888-90). Dal punto di osservazione
è possibile verificare la morfologia
del cratere (Fig. 15), le relazioni
di discordanza tra i prodotti
che ne determinano la costruzione
e quelli più antichi e le relazioni
di coalescenza tra il cratere
ed i crateri costruiti nel corso
delle fasi di attività precedenti
(Fig. 16).
Fig. 15
- Veduta del cratere principale
del cono di La Fossa dal suo bordo
nord-occidentale.
Spunti
didattici
Osservazione
della morfologia del cratere e
tentativo di ricostruirne nella
realtà ed in carta (in rapporto
alla scala) la forma completa
e le sue dimensioni. Ricostruzione
della morfologia del cratere recente
e dei rapporti geometrici con
i crateri precedenti (Fig 16).
Sul bordo N del
cratere si osserva il campo fumarolico
che sarà oggetto della sosta successiva
e che testimonia lo stato di quiescenza
del vulcano. Le fumarole sono
diffuse anche all’interno del
cratere dove è vietato scendere
per la elevata pericolosità delle
esalazioni gassose di anidride
carbonica.
Fig. 16
- Dalla cima del cono di La Fossa
si osserva il bordo del cratere
attuale (a), costruito all’interno
di un più ampio e antico cratere,
evidenziato da ciò che resta del
suo bordo orientale (b).
Stimoli
alla discussione
RAPPORTO CAUSA-EFFETTO
Pericolosità delle esalazioni
gassose ed in particolare di anidride
carbonica, uno dei gas più abbondanti
all’interno del budget dei gas
di origine magmatica.
CAUSA – L’anidride carbonica
impedisce la respirazione e la
sua pericolosità è notevolmente
accresciuta dal fatto che, essendo
più pesante dell’aria, tende a
concentrarsi a livello del terreno
e all’interno delle depressioni
(Fig. 15).
EFFETTO – La depressione
craterica del cono di La Fossa
è sede di una intensa attività
fumarolica e rappresenta una ideale
area di accumulo di gas “pesanti”
come l’anidride carbonica. Inoltre
una eventuale ripresa dell’attività
vulcanica a Vulcano potrebbe essere
caratterizzata dalla emissione
di grandi quantità di gas capaci
di scorrere radenti al terreno
lungo i pendii del cono rappresentando
una sorgente di enorme pericolosità
per l’abitato di Vulcano Porto
che sorge ai piedi del cono di
La Fossa. |
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Spostamento
Bordo craterico interno - Campo
fumarolico |
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(durata:
5’). Per raggiungere la cima di
La Fossa si percorre l’ultimo tratto
in salita del sentiero che si snoda
sul bordo craterico del cono sommitale. |
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Sosta
6 - Campo fumarolico, quota 289
m |
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(durata: 30’). La sosta va
effettuata ai margini del campo
di fumarole (Fig. 4), dalle quali
vengono emessi gas caldi ed acidi,
nocivi per la respirazione (nonché
per gli obiettivi delle macchine
fotografiche, occhiali e quant’altro).
L’attraversamento della zona fumarolica
è comunque consentito pur se con
tempi rapidi ed eventualmente
dotandosi di un fazzoletto da
porre sul naso per proteggere
le mucose nasali (Fig. 17 A).
Fig. 17
- Particolare del campo fumarolico
sul bordo nord-est del cratere
attuale di La Fossa (A) e attività
di campionamento dei gas nell’ambito
del monitoraggio del rischio vulcanico
(B).
Sosta
6a - Caratteristiche dell’attività
fumarolica testimonianza dello
stato di quiescenza del cono di
La Fossa
La sosta è effettuata ai margini
del campo fumarolico che rappresenta
la testimonianza dello stato di
quiescenza del cono di La Fossa.
Il campo fumarolico è costituito
da una serie di fratture da cui
fuoriescono gas acidi (H2O>90%,
CO2 7-10%, SO2 0,1-1,0%, HCl 0,01-0,2%,
HF 1-300 mmoli/mole, H2S, N2 e
H2 centinaia di mmoli/mole, O2,
CH4, Ar, Ne, He, CO concentrazione
inferiore a 1 mmoli/mole) ad elevata
temperatura (comprese tra circa
250 e 600°C) che determinano la
formazione (per rapido raffreddamento
e reazione con l’aria) di incrostazioni
di sublimati vari (prevalentemente
solfo). I gas fumarolici sono
tossici e sono costantemente monitorati
nell’ambito della valutazione
del rischio (17 B).
Sosta
6b - Criteri di monitoraggio dell’attività
vulcanica
A partire dal concetto di rischio
vulcanico, uno dei compiti principali
dei vulcanologi nelle aree vulcaniche
attive è la predisposizione di
tecniche di monitoraggio dell’attività
vulcanica, finalizzato alla definizione
di parametri fisici che siano
precursori di una eruzione e possano
consentire nei tempi dovuti di
mettere in atto gli interventi
di gestione pratica delle crisi.
I principali metodi di monitoraggio
sono quelli di tipo sismico (le
eruzioni sono spesso precedute
da aumento di attività sismica
e da una vibrazione continua del
suolo detta “tremore vulcanico”),
delle deformazioni (un marcato
aumento del tasso di sollevamento
del suolo e lo sviluppo di fratture
precedono spesso una eruzione)
e di tipo geochimico (le eruzioni
sono spesso precedute da aumento
del flusso e della temperatura
dei gas e dalla comparsa di specifiche
specie gassose).
Stimoli
alla discussione
RAPPORTO CAUSA-EFFETTO
I gas come strumenti di monitoraggio
geochimico a Vulcano.
CAUSA – I gas fumarolici
sono da considerarsi dei collettori
di informazioni di processi profondi
(Fig. 17 C). Essi rappresentano
una miscela di specie gassose
di diversa provenienza che possono
avere interagito durante l’evoluzione
di un vulcano. Almeno una frazione
dei componenti gassosi presenti
ha origine “magmatica”, cioè proviene
dal sistema di alimeantazione
sub-superficiale: la componente
“magmatica” nello spettro composizionale
di una fumarola è evidenziata
dalla presenza di gas acidi solubili
quali SO2, CO2,
HCl e HF. I convogli gassosi di
origine magmatica nel loro avvicinamento
alla superficie possono interagire
variamente con le rocce crostali
e soprattutto con il sistema acquifero
superficiale (caratterizzato da
basse temperatura e pressione
e presenza di acque meteoriche
e gas atmosferici). Questo tipo
di interazione determina lo sviluppo
di sistemi “idrotermali” che sono
una sorgente di componenti gassosi
quali CO2 e H2S e vari composti
del metano.
EFFETTO – Il monitoraggio
dei gas in superficie, in termini
di spettro composizionale, temperatura
di emissione e variazioni di questi
elementi nel tempo, può consentire
di avere informazioni sulla presenza
di un sistema magmatico attivo
a bassa profondità all’interno
di un edificio ed agire come un
indicatore precursore dell’attività
vulcanica. Nel corso di quasi
trent’anni di monitoraggio sono
state osservate variazioni molto
ampie sia della temperatura che
della composizione chimica di
tali fumarole. Tale grande variabilità
suggerisce che le fumarole del
cratere di La Fossa siano alimentate
in parte dal sistema magmatico
sottostante (o dalle rocce incassanti
il medesimo), con scarsa o assente
interazione con acqua allo stato
liquido, e in parte da completa
vaporizzazione di acquiferi laterali
salmastri e/o marini. Valori di
temperatura particolarmente elevati
di 600÷650°C sono stati misurati
rispettivamente nel 1925 e nel
1991, accompagnati a significativi
incrementi delle frazione di gas
direttamente legata al degassamento
di una sorgente magmatica la cui
profondità è ipotizzata a qualche
km sotto la superficie terrestre.
In entrambi i casi tali condizioni
estreme non hanno poi preceduto
nessun evento eruttivo per l’abitato
di Vulcano Porto che sorge ai
piedi del cono di La Fossa.
Fig. 17
C - Schema del circuito di circolazione
di fluidi che determina la formazione
del sistema idrotermale di Vulcano. |
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Spostamento
Campo fumarolico - Cima di La
Fossa |
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(durata: 15’). Per raggiungere
la cima di La Fossa si percorre
un tratto di sentiero che si snoda
sul bordo craterico del cono sommitale.
Esso è tortuoso e sdrucciolevole,
per cui occorre porre molta attenzione
a dove si mettono i piedi.
Fig. 18
- Veduta del sentiero verso la
Cima di La Fossa.
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Sosta
7 - Cima di La Fossa, quota 390
m |
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(durata: 45’). La cima, ben
individuabile per evidenti ragioni
morfologiche, è segnalata da un
pilastrino di cemento della rete
geodetica nazionale variamente
istoriato da “artisti” contemporanei
.
La sosta è effettuata in corrispondenza
del punto più alto del bordo craterico
del cono di La Fossa (Fig. 4).
Da qui, si ha un ideale punto
di osservazione delle principali
strutture morfo-tettoniche che
caratterizzano l’isola di Vulcano.
Sosta
7a - Morfologia della Caldera
del Piano
A partire da SE, si scorge il
profilo semi-sferico del bordo
della Caldera del Piano, capace
attorno a 100 ka fa di determinare
il collasso dell’originario edificio
di Paleo-Vulcano (Fig. 19).
Spunti
didattici
Osservazione
della morfologia della Caldera
e tentativo di ricostruirne nella
realtà ed in carta (in rapporto
alla scala) la forma completa
e le sue dimensioni.
Sosta
7b - Panoramica sulla Caldera
della Fossa
All’interno della Caldera del
Piano, si forma la Caldera della
Fossa, il cui bordo SE si staglia
al piede del cono di La Fossa
(Fig. 19). La parete verticale
del collasso vulcano-tettonico
espone le testate delle colate
ad assetto sub-orizzontale che
avevano precedentemente riempito
al Caldera del Piano e che sono
dislocate dalla Caldera della
Fossa (Fig. 20). Le ultime colate
in ordine stratigrafico (datate
a circa 75 ka) in realtà non sono
“tagliate” dalla caldera ma tendono
a superarne l’ostacolo morfologico
ed a “gettarsi” all’interno della
depressione.
Il bordo SE della Caldera della
Fossa si ricollega al bordo W
della stessa, nel settore della
Lentia, già osservato dal punto
di sosta 2.
Spunti
didattici
Ricostruzione
dei rapporti stratigrafici tra
i prodotti vulcanici esposti nella
parete della Caldera della Fossa.
Ricostruzione della morfologia
completa della Caldera della Fossa
e tentativo di ricostruirne nella
realtà ed in carta (in rapporto
alla scala) la forma completa
e le sue dimensioni (Fig. 21).
Sosta
7c - Panoramica sulla morfologia
del cono di La Fossa
Dal punto di osservazione si ha
una visione completa della morfologia
dello stratocono di La Fossa,
a partire dall’intero fianco SE
verso Grotta dei Palizzi per finire
con la successione dei differenti
crateri che si interdigitano.
Si osserva chiaramente inoltre
come lo stratocono di La Fossa
sia edificato esattamente al centro
della depressione morfologica
della Caldera della Fossa (Fig.
19).
.
Spunti
didattici
Verifica
della morfologia del cono di La
Fossa.
Ricostruzione delle relazioni
di successione temporale dei differenti
bordi craterici (Fig. 21).
Ricostruzione delle morfologie
contrapposte del cono di La Fossa
e della Caldera che lo contiene.
.
Fig. 19 -
Veduta panoramica della porzione
centrale dell’isola di Vulcano dove
sono evidenti da sinistra verso
destra le principali strutture morfo-tettoniche
che ne caratterizzano l’assetto,
il cono di La Fossa e le caldere
della Fossa e del Piano.
Fig. 20 -
Parete meridionale della Caldera
della Fossa, dove sono esposte le
testate di spesse colate laviche
che avevano riempito la precedente
Caldera del Piano (della quale si
osserva sullo sfondo il bordo).
Fig. 21 -
Modello digitale del terreno relativo
all’isola di Vulcano dove è evidenziata
la morfologia sub-circolare delle
caldere del Piano e della Fossa
(e le relazioni di successione temporale)
e la posizione del cono di La Fossa
all’interno della più recente Caldera
della Fossa.
Stimoli
alla discussione
RAPPORTO CAUSA-EFFETTO
Rapporto diretto tra caldere e
successiva ripresa dell’attività
vulcanica.
CAUSA – Le caldere svolgono
una doppia funzione nella evoluzione
di un apparato vulcanico. Esse
sono infatti principalmente della
forme distruttive, capaci di provocare
il collasso della sommità di vasti
edifici vulcanici, come già spiegato
in precedenza. Tuttavia le depressioni
calderiche, ed in particolare
le faglie ad anello che ne bordano
la morfologia, rappresentano anche
una zona di debolezza strutturale
che facilita i successivi apporti
magmatici.
EFFETTO – L’attività vulcanica
post-caldera tende a concentrarsi
lungo i bordi della depressione
o al’interno della stessa. Nel
caso in osservazione, l’attività
vulcanica che origina il cono
di La Fossa è esattamente concentrata
al centro della Caldera della
Fossa (Fig. 19 e 21) e l’attività
che determina la costruzione del
Monte Saraceno, verso SE, è situata
sul bordo della caldera stessa..
Sosta
7d - Panoramica delle Isole Eolie
Dal punto di osservazione, si
ha una veduta dell’intero arcipelago
Eoliano. In particolare si osserva
come le isole vulcaniche siano
distribuite lungo tre allineamenti
prinicipali: le isole di Filicudi
ed Alicudi lungo un allineamento
WNW-ESE; Panarea e Stromboli sono
allineate NE-SW; le isole di Salina,
Lipari e Vulcano lungo un allineamento
NNW-SSE che taglia perpendicolarmente
l’assetto ad arco del resto dell’arcipelago.
Spunti
didattici
Riconoscimento
delle Isole Eolie.
Verifica degli allineamenti indicati
tramite l’utilizzo di una bussola
e/o GPS.
Stimoli
alla discussione
RAPPORTO CAUSA-EFFETTO
Controllo strutturale dell’attività
vulcanica.
CAUSA – I sistemi tettonici
crostali rappresentano linee di
debolezza strutturale poichè determinano
una consistente riduzione della
pressione litostatica.
EFFETTO – La presenza di
lineamenti tettonici in una area
vulcanica fornisce degli ideali
punti di risalita del magma dalle
camere magmatiche sub-superficiali
verso la superficie. Ciò determina
la formazione di edifici vulcanici
che tendono a disporsi lungo allineamenti
precisi paralleli allo sviluppo
dei trend strutturali.
Sosta 7e
- Valutazione del rischio vulcanico
a Vulcano
La cima del cono di La Fossa è un
ideale punto di osservazione per
discutere del concetto del rischio
vulcanico poiché da esso è possibile
individuare le aree più esposte
a possibili eventi caratteristici
della ripresa dell’attività vulcanica
a Vulcano.
A partire dal concetto di rischio
vulcanico, l’attività dei vulcanologici
finalizzata alla valutazione del
rischio in aree vulcaniche è principalmente
finalizzata alla definizione dell’evento
eruttivo massimo atteso (in termini
di intensità dell’eruzione e di
possibile dispersione dei prodotti
risultanti). Ciò avviene innanzitutto
attraverso la attenta ricostruzione
delle dinamiche eruttive precedenti,
del tutto necessaria alla caratterizzazione
del comportamento eruttivo di un
vulcano che possa servire per definirne
un probabile comportamento futuro
(criterio dell’attualismo) e la
predisposizione di mappe di pericolosità
contenenti una zonazione del territorio
dove sono indicate le aree che in
funzione della morfologia possono
essere soggette a differenti livelli
di pericolo (Fig. 22a).
Fig. 22a
- Mappa di pericolosità per flussi
da corrente piroclastica diluita
e turbolenta (eventi eruttivi più
probabili e con maggiore impatto)
provenienti dal cono di La Fossa,
elaborato utilizzando un DTM dell’isola.
Definizione
dell’evento eruttivo massimo atteso
a La Fossa La
definizione dello scenario eruttivo
dell’evento massimo atteso a breve
termine (e del calcolo dell’impatto
ad esso conseguente) passa attraverso
alcune fasi.
Studio dei depositi: negli
ultimi 6000 anni l’attività vulcanica
che ha determinato la costruzione
del cono di La Fossa è stata essenzialmente
caratterizzata dalla messa in posto
di depositi da caduta (e bombe a
crosta di pane) a limitata dispersione
areale e da depositi piroclastici
stratificati che rappresentano il
risultato della deposizione da correnti
piroclastiche turbolente dette di
surge.
Definizione dell’evento eruttivo
massimo atteso: sulla base dello
studio dei depositi, si può valutare
che la storia eruttiva di La Fossa
è stata caratterizzata, negli ultimi
6000 anni da eruzioni (decine o
centinaia di eventi prevelentemente
esplosive, e subordinatamente effusive.
Fra tutti questi eventi, ci si aspetta
che in un prossimo futuro si possano
ripetere dinamiche del tipo di quelle
avvenute durante le eruzioni degli
ultimi 1600 anni. Si tratta di eventi
esplosivi a carattere prevalentemente
idromagmatico che determinano la
generazione di correnti piroclastiche
diluite e turbolente di tipo surge.
I surge rappresentano quindi lo
scenario eruttivo più frequente
e quello che è caratterizzato dalla
più alta potenzialità di danno,
a causa dell’elevato spessore, temperatura
e velocità delle correnti.
Valutazione della distribuzione
dell’evento eruttivo massimo atteso:
nelle eruzioni più recenti, le correnti
di surge generate dal cono di La
Fossa hanno avuto la capacità di
disperdersi attorno al cono (Fig.
22b), e di superare, verso sud,
la barriera topografica della caldera
di La Fossa, fino a raggiungere
in alcuni casi la zona de il Piano
e di Gelso. In questi casi vengono
predisposte delle mappe di pericolosità
contenenti una zonazione del territorio
dove sono indicate le aree che in
funzione della morfologia possono
essere soggette ad invasione da
parte di correnti di questo tipo.
Valutazione dell’impatto:
L’impatto di una corrente piroclastica
turbolenta di tipo surge sull’ambiente
dipende dalla sua elevata temperatura
(oltre i 100°C), della sua altezza
(diverse centianaia di metri) e
della sua velocità (oltre 100 m/sec).
In particolare, dal punto di vista
quantitativo, l’impatto si valuta
attraverso la definizione della
cosiddetta “pressione dinamica”,
cioè la pressione esercitata dalla
corrente (in funazione della sua
concentrazione) su un ostacolo posto
al suo passaggio. Si richiede la
definizione dei parametri di velocità
e concentrazione della corrente
che vengono calcolati applicando
opportuni modelli fisici ai depositi
piroclastici corrispondenti. I risultati
mostrano che lo spessore di queste
correnti in grado di applicare uno
sforzo significativo è dell’ordine
di alcune centinaia di metri e la
velocità di alcune decine di m/s.
La “pressione dinamica” a dieci
metri di altezza (altezza utile
come riferimento per le costruzioni)
è di circa 5 kPa alla base del cono
della Fossa che si riducono a 4
kPa spostandosi verso la zona del
M.te Lentia. Nella zona del Piano
i valori di pressione dinamica si
riducono ulteriormente, anche se
i flussi mantengono un’elevata mobilità.
Questi valori di pressione dinamica
non sono tali da determinare la
distruzione di muri di cemento armato,
ma possono comportare la rottura
degli infissi (porte e finestre)
con relativo ingresso delle correnti
piroclastiche nelle costruzioni.
Occorre anche sottolineare che i
base surge hanno una temperatura
di circa 300°C, sono carichi di
ceneri fini e sono ricchi in gas
acidi. Per questo motivo la loro
capacità distruttiva nei confronti
dell’uomo “in campo aperto” è totale.
Mitigazione del rischio:
La mitigazione del rischio passa
soprattutto attraverso una oculata
e corretta gestione del territorio
e la definizione di adeguate misure
di prevenzione che possano limitare
il valore esposto e quindi la vulnerabilità
ad un determinato evento eruttivo.
A tal fine, si elaborano mappe del
rischio, sovrapponendo alle mappe
di pericolosità le variabili legate
alla presenza antropica ed all’uso
del territorio. Nel caso delle Isole
Eolie (come per altre aree vulcaniche),
soprattutto a Vulcano e a Lipari,
la piaga dell’abusivismo edilizio,
con le conseguenti ricadute sull’urbanistica
e sulla viabilità, condiziona non
poco la predisposizione di efficaci
piani di mitigazione del rischio
vulcanico. Per questo, uno dei principali
aspetti delle attività di mitigazione
del rischio dovrebbe essere finalizzato
alla preparazione degli organi amministrativi
e di protezione civile ed alla informazione
del pubblico.
Fig.
22 b - Schema interpretativo della
distribuzione delle correnti piroclastiche
provenienti dal cono di La Fossa.
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Spostamento
Cima di La Fossa-Porto di Vulcano |
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(durata:
1 h e 30’). Lo spostamento prevede
la discesa dal cono di La Fossa,
a ritroso lungo il sentiero utilizzato
all’andata, ed un tratto su strada
asfaltata attraverso l’abitato
di Vulcano Porto.
Eventualmente, lo spostamento
per i più ardimentosi può essere
abbreviato (20 ‘ circa) se si
percorre insieme ad un insegnante
una scorciatoia che si imbocca
sul bordo craterico a quota 300
m e corre sui depositi incoerenti
e “soffici” dell’ultima eruzione
del vulcano
Fig. 23 -
Bordo dell'attuale cratere del cono
di La Fossa in corrispondenza del
quale si osserva la successione
di depositi che ne hanno determinato
la costruzione nel corso del tempo. |
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VARIAZIONI
ALL'ITINERARIO IN CASO DI MALTEMPO |
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In caso di maltempo il percorso
è sconsigliato, ma non impossibile.
Eventualmente si suggerisce una
visita al centro vulcanologico
Carapezza dell’INGV-Istituto Nazionale
di Geofisica e Vulcanologia, situato
nei pressi del Porto di Ponente,
dove gli addetti (previo accordo)
possono mettere a disposizione
materiale informativo sulla storia
e l’attività vulcanica di Vulcano
e dove possono essere svolte attività
teoriche.
VULCANO
PORTO
Osservatorio INGV Carapezza
Ingresso gratuito
Tel. 0433-811030
www.ct.ingv.it
Oppure, ci si può trasferire sull’isola
di Lipari (con uno dei frequenti
aliscafi che effettuano questo
tragitto) e programmare una visita
al Museo Archeologico, uno dei
più mirabili esempi di raccolta
di reperti a partire dal Neolitico
nell’intero Mediterraneo.
LIPARI
Museo Archeologico
Via del Castello
Ingresso a pagamento
Tel. 090-9880174 (9880594) Fax.
090-9880175 |
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