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SARDEGNA - 1
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ITINERARIO

Edu-Geo - ESCURSIONE SARDEGNA - 1

DUE GIORNI TRA LE ROCCE PIÙ ANTICHE D’ITALIA
Gli strati cambro-ordoviciani (520-480 milioni di anni fa),
miniere e grotte dell’Iglesiente (Sardegna SW)

Jo De Waele*, Paolo Garofalo*,
Gian Luigi Pillola° e Roberto Sarritzu^

*Università di Bologna
Dipartimento di Scienze della Terra e Geologico-Ambientali
° Università degli Studi di Cagliari
Dipartimento di Scienze della Terra
^ IGEA SpA Interventi Geo Ambientali, Iglesias


2009

jo.dewaele@unibo.it
paolo.garofalo@unibo.it
pillolag@unica.it
roby.sg@tiscali.it
 
   
     
 
SINTESI DEI CONTENUTI

L’escursione intreccia storie diverse che legano intimamente il contesto geologico alla storia umana. Attraverso la lettura delle rocce e delle morfologie si ricostruisce la storia geologica in uno spazio temporale che abbraccia oltre 500 milioni di anni (500 Ma). Allo stesso tempo s’illustra come l’uomo ha utilizzato le risorse geologiche in epoche storiche e come cerca di controllare minimizzando l’impatto delle sue azioni.
L’escursione è articolata su due giornate complementari che si possono tuttavia svolgere anche indipendentemente l’una o l’altra.
Nella prima si ricostruisce la storia geologica dell’area attraverso indagini sul terreno (escursione a piedi di circa 4 ore) introdotta da una breve lezione in aula nella sede dell’AUSI a Monteponi e conclusa con due ore di laboratorio nella stessa sede.
Nella seconda si visitano dei siti minerari, sia in sotterraneo sia in superficie, e la Grotta di Santa Barbara, concentrando quindi l’attenzione soprattutto sull’interazione uomo-ambiente, senza tuttavia trascurare anche aspetti puramente geologici (formazione delle mineralizzazioni, carsismo).

Fig. 1 - Visione aerea della Valle di Iglesias dove affiorano le rocce più antiche d’Italia, sede di importanti mineralizzazioni metallifere, fino a dieci anni fa sfruttate dalle più importanti miniere piombo-zincifere del paese.


PRIMO GIORNO

Le rocce sedimentarie di questa zona dell’Iglesiente si sono depositate sul fondo del mare poco profondo che lambiva le coste del continente Europeo circa 500 Ma fa, precisamente nel Cambriano. In quel periodo geologico, la Sardegna non era affatto nella posizione geografica in cui si trova ora, e la distribuzione dei mari e delle terre emerse era molto diversa da quella attuale. Dopo la deposizione cambro-ordoviciana, altri processi geologici hanno modellato le rocce così come oggi le osserviamo in affioramento, sollevando le formazioni rocciose, formando le mineralizzazioni a Pb-Zn e le grotte carsiche.
Quindi, la sequenza di rocce che si vede sul terreno in questa escursione contiene informazioni uniche su tutta la storia geologica e morfologica dell’area, incluso il tipo di flora e di fauna che vivevano nel mare 500 Ma fa, ed i processi superficiali e profondi che hanno modellato il paesaggio durante il Cambriano e dopo.
Noi cercheremo di capire le tappe principali di questa storia, passo per passo, utilizzando soltanto le osservazioni sul terreno. Queste osservazioni permetteranno di capire quali sono stati i processi naturali fondamentali che hanno formato il paesaggio così come lo vediamo oggi, e qual’è stato invece il ruolo dell’uomo nel suo incessante rimodellamento.

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Fig. 2 - Mappa su fotografia aerea dell’itinerario del primo giorno.


Nel versante Sud di Monte San Giovanni, dislocati in località sparse sul territorio, si trova la vecchia Miniera Seddas Moddizzis inserita in un paesaggio ricco di testimonianze geologiche che consentono la visione della complessiva serie sedimentaria cambro-ordoviciana (Sosta 1).
Sono molto evidenti i residui della lavorazione dei minerali (flottazione), abbancati nel fondovalle a fianco alla strada, e dalla cima di queste discariche di fanghi grigiastri si gode un bel panorama dell’insediamento minerario.
Una prerogativa di questa località è la presenza di galena e blenda nelle rocce carbonatiche sterili che circondano gli impianti, che consente agli studenti di effettuare una sosta ludico-culturale di ricerca di questi minerali (Sosta 1a), mentre nella strada che vi sale a lato si possono trovare frammenti coloratissimi (viola e verde) di fluorite.
Proprio nel taglio sinistro della piccola strada sterrata che sale a fianco delle laverie e gli sterili minerari, è ubicato un affioramento di siltiti verdi contenenti resti di Trilobiti, Archeociati e Brachiopodi della Formazione di Matoppa (Membro di Sa Tuvara, Cambriano inferiore). Si tratta delle rocce più antiche affioranti nell’area. Più avanti le rocce passano dagli scisti verdi a livelli più arenacei della stessa Formazione (Membro di Sa Pruixina, Cambriano inferiore) contenenti resti di Trilobiti. In una piccola cava abbandonata poco più avanti affiora una successione di calcari marnosi ed oolitici ad alto contenuto fossilifero della Formazione di Punta Manna (Membro di Monte Azzieddas, Cambriano inf.) nei quali è facile rinvenire archeociati (Sosta 1b).

 

Fig. 3 - Dettaglio dell’itinerario a pieda tra Seddas Moddizzis e la Miniera di San Giovanni.

 

Poco oltre il sentiero si congiunge con una strada sterrata nei pressi di due antichi forni di calcinazione, altri esempi di archeologia industriale. Di fronte alle fornaci, nel taglio stradale, affiorano nuovamente le arenarie descritte precedentemente, che passano verso Nord, in continuità, a rocce sempre meno antiche composte da siltiti, argilliti, mudstone calcarei e calcari oolitici appartenenti alla parte inferiore della Formazione di Punta Manna (Sosta 1c). Man mano che si sale nella sequenza le rocce diventano più arenacee (base del Membro di Punta Su Pranu), poi nuovamente frammiste a siltiti-argilliti e carbonati (tetto del Membro di Punta Su Pranu) fino ad una sequenza di carbonati stromatolitici tidali che pongono termine alla Formazione di Punta Manna (Membro di Cuccu Aspu, Sosta 1d).
Proseguendo lungo la strada affiorano prima le dolomie della Formazione di Santa Barbara seguita dai calcari ceroidi estremamente dolomitizzati (Dolomia gialla e dolomia geodica) della Formazione di San Giovanni, entrambe del Gruppo di Gonnesa (Cambriano inferiore). Dall’altopiano si domina tutta l’area circostante e si possono scorgere con facilità i vari cantieri minerari della Valle di Iglesias, con i loro impianti, le discariche, gli scavi (Sosta 1e).
Verso Nord, nel tratto in discesa verso la Miniera di Monte San Giovanni dove è posteggiato il pullman, piccoli lembi di Calcare nodulare della Formazione di Campo Pisano preannunciano gli scisti grigio-verdi e rosso-violacei della Formazione di Cabitza, entrambi del Gruppo di Iglesias (Cambriano medio-Ordoviciano inferiore) (Sosta f). Queste ultime saranno visitate presso il villaggio Normann (breve spostamento in pullman, poi a piedi), dove l’affioramento è meno disturbato (Sosta 1fbis).
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Fig. 4 - La chiesetta, ormai abbandonata, nel villaggio minerario di Seddas Moddizzis, che una volta accoglieva centinaia di minatori.

 

 

SECONDO GIORNO

La piccola frazione di Bindua (Iglesias), con le sue stradine che hanno preso i nomi di minerali, ed i vecchi impianti minerari della Miniera di San Giovanni sono il punto di partenza di un affascinante percorso geologico-minerario che ha come meta, la Galleria Lheraud con visita di alcuni cantieri di coltivazione, il Pozzo Carolina e la stupenda Grotta di Santa Barbara (Sosta 2).

Fig. 5- Foto aerea della Miniera di San Giovanni con segnalato il percorso che si snoda tra il villaggio di Bindua fino all’ingresso della Galleria Lheraud.


Il percorso a piedi lungo una stradina asfaltata in salita si snoda in mezzo agli impianti minerari fino agli uffici della miniera nelle cui prossimità si apre la Galleria Lheraud (Sosta 2a). Qui si trova la biglietteria della Grotta di Santa Barbara, dove s’indossano i caschi e si prende il trenino di miniera (elettrico) che porta al Pozzo Carolina.
Nei pressi di questo pozzo profondo, attrezzato con un ascensore che porterà progressivamente piccoli gruppi ai livelli superiori, si visiteranno i cantieri di scavo (con galena argentifera, attrezzi e macchinari da scavo, deposito per l’esplosivo, ecc.) dove sarà spiegata la struttura e la storia della miniera (Sosta 2b). La visita a questi cantieri minerari avviene proseguendo l’escursione lungo la galleria di arrivo del trenino, posta a quota + 159 m.
Al livello superiore, situato a quota 195 m s.l.m., si sale con una scala a chiocciola, in un fornello minerario in cui si vede bene la struttura del giacimento, e si sbuca nella Grotta di Santa Barbara. Questa cavità carsica, probabilmente formata durante il Terziario, racconta una lunga e complessa storia geologica solo in parte ricostruibile (Sosta 2c).
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Fig. 6 - Foto aerea della Miniera di Monteponi con ben visibili, in basso a sinistra, gli estesi depositi dei fanghi rossinterno della depressione morfologica connessa alle due caldere.

 

Dopo lo spostamento in automezzo alla Miniera di Monteponi (Sosta 3) ed al Palazzo della Direzione (oggi sede dell’Università del Sulcis-Iglesiente, sede distaccata di quella di Cagliari) ed il pranzo (a pagamento) nella mensa di miniera, oggi gestita da una ditta privata, si visiteranno alcuni impianti (Galleria Villamarina, Sala Compressori, Pozzo Sella) (Sosta 3a). La giornata si conclude con una passeggiata sulle discariche minerarie dei fanghi rossi, di notevole valore archeologico-industriale (Sosta 3b).

 

Fig. 7 - Vista aerea della Miniera piombo-zincifera di Monteponi, una delle più importanti del distretto minerario di Iglesias, i cui cantieri sono stati chiusi nel 1997. L’immagine, in cui si intravedono le infrastrutture minerarie (in alto) ed i numerosi scavi all’aperto (alto sinistra), è dominata dai fanghi rossi, sterili minerari della lavorazione elettrolitica degli ossidati dello zinco (archivio IGEA).

 
 

 

 

 



 
Fig. 1





 

 



 


 
Fig. 2















 
Fig. 3








 

 

 




 
Fig. 4

 

 
Fig. 5

 

 

 



 

 
Fig. 6

 
Fig. 7

     
 
PERCORSO

Partenza e arrivo sono calcolati da Iglesias (CA), capoluogo dell’Iglesiente, distante circa 5 km da Bindua e dalla Miniera di San Giovanni.

Tempo complessivo
Primo giorno: dalle 9 alle 17.30 (3 ore in aula, 5 h 30’ sul terreno)
Secondo giorno: dalle 9 alle 16 (7 h pranzo in mensa incluso)

 
   
     
 
Soste e spostamenti

 PRIMO GIORNO

Spostamento Iglesias (CA) – Sede AUSI Miniera di Monteponi (durata: 15’, in pullman)




Lezione introduttiva in Aula della durata di circa un'ora

Fig. 8 - Il Palazzo Bellavista, lo stabile che ha ospitato per oltre un secolo la direzione della Miniera di Monteponi, ora adibita a sede universitaria. E’ in questo palazzo che si terrà la lezione introduttiva oltre che il laboratorio di sintesi a fine escursione.



Spostamento Miniera di Monteponi – Seddas Moddizzis
(durata: 30’, in pullman)

SOSTA 1 (a- - f) - Versante S del Monte San Giovanni-Seddas Moddizzis
(durata: 4 h, circa 4 km a piedi, dislivello +130 m/-170 m).
Il pullman lascia i partecipanti alle Laverie della Miniera di Seddas Moddizzis (tratto asfaltato e 1 km di strada sterrata) e torna poi alla Miniera di San Giovanni (ai tre forni di calcinazione) dove termina l’escursione a piedi.

SOSTA 1a - Laverie di Seddas Moddizzis e parte inferiore della Formazione di Matoppa (Cambriano inferiore)
(durata: 40’, 200 m a piedi, dislivello: +20 m)

- Impianti di trattamento di minerali e discariche di rocce sterili
- Discariche di fanghi da flottazione e loro erosione
- Affioramento di metapeliti e metasiltiti verdi fossilifere


Nel versante Sud di Monte San Giovanni, dislocati in località sparse sul territorio, si trovano i resti della Miniera Seddas Moddizzis inseriti in un paesaggio ricco di testimonianze geologiche che consentono di avere una visione su tutta la serie sedimentaria cambriana.

Di fronte alle laverie, dalla sommità degli abbancamenti di fanghi di flottazione composti da materiali fini di colore grigiastro, parzialmente erose dal piccolo corso d’acqua e dalle acque piovane, si gode un bel panorama sull’antico insediamento minerario, carico di storia.

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Fig. 9 – Gli impianti minerari (laverie) abbandonate della Miniera di Seddas Moddizzis: in primo piano la struttura più antica, con dietro quella abbandonata soltanto 40 anni fa, mentre sulla destra sono ben visibili gli sterili di flottazione dal colore grigiastro.




Spunti didattici


Qui è utile ricordare il colore dei fanghi di lavorazione visto a Monteponi, molto diverso da questi. Inoltre, è interessante riflettere sull’impatto ambientale di questi fanghi, e quali azioni potrebbero essere messe in atto per limitare il rischio di inquinamento.
Una veloce ricerca nei cumuli di rocce carbonatiche sterili che circondano gli impianti consente di trovare galena e blenda. Tra le rocce che compongono il fondo stradale della sterrata che costeggia a sinistra il più antico degli impianti di flottazione (laveria), invece, è facile trovare frammenti di un minerale di colore viola o verde vivace: la fluorite. I primi due minerali erano quelli estratti dal sottosuolo nella Miniera di Seddas Moddizzis, mentre l’ultima ha provenienza ignota, ma proviene quasi sicuramente da cantieri minerari abbastanza distanti.

Fate loro notare, dopo aver cercato i minerali di piombo e di zinco, in quale tipo di roccia si trovano. Chiedete loro di indicarne la provenienza.

Nel taglio stradale, è ubicato un affioramento di metasiltiti verdi contenenti resti di Trilobiti, Archeociatidi e Brachiopodi della Formazione di Matoppa (Cambriano inferiore). Guardando in dettaglio il bordo strada si nota la stratificazione e l’alternanza di sedimenti più fini a quelli più grossolani, oltre che la deformazione subita da queste rocce. Questi sedimenti, deposti sul fondo del mare cambriano oltre 500 Ma fa, si sono sollevati, induriti, deformati, senza però perdere del tutto alcune loro strutture originarie.

Durante tutto il pomeriggio gli studenti verranno a contatto con le rocce affioranti e dovranno cercare di leggere queste testimonianze geologiche per ricostruire il passato geologico. Chiedete loro di prendere appunti sulla litologia, colore, tessitura, struttura, contenuto paleontologico e probabile ambiente di deposizione delle rocce sedimentarie in ciascuna sosta. Questo gli consentirà di ricostruire l’ambiente di deposizione che copre un lasso di tempo di circa 40 milioni di anni. I fossili verranno mostrati in fotografia, anche se una veloce ricerca potrebbe consentire di ritrovarne buoni esemplari direttamente sul terreno. In questo punto fate loro notare la differenza tra stratificazione e scistosità e il differente comportamento rispetto alle deformazioni subite tra roccia sedimentaria fine e più sabbiosa. Chiedete loro di descrivere la giacitura attuale di queste rocce sedimentarie e come si disponevano, secondo loro, oltre 500 Ma di anni fa.




SOSTA 1b - Cava di Medau Cocco Paolo
(durata: 40’, 600 metri dalla sosta precedente, dislivello +50 m)

- Cava abbandonata con sedimenti carbonatici con resti di archeociatidi di ambiente marino poco profondo

Dopo aver lasciato alle spalle gli impianti le rocce passano dagli scisti verdi a livelli più arenacei ancora della Formazione di Matoppa (Cambriano inferiore) e contenenti resti di Trilobiti. In una piccola cava abbandonata poco più avanti affiora la successione di calcari marnosi ed oolitici ad alto contenuto fossilifero della Formazione di Punta Manna (Cambriano inf.) nei quali è facile trovare resti di archeociatidi.


Fig. 10 – La cava abbandonata di Medau Cocco Paolo in cui si trovano livelli di calcari oolitici, testimoni di ambiente marino costiero.





Spunti didattici


Dopo il riconoscimento delle rocce affioranti chiedete agli studenti dove, secondo loro, si possono trovare, sempre in ambiente marino, sedimenti fini, sabbie e calcari oolitici. Fategli fare un disegno di un profilo da mare profondo a spiaggia emersa mettendovi sopra la distribuzione dei sedimenti sopra citati e la presenza degli organismi fossilizzati di cui finora si è accennata (o trovata) la presenza (trilobiti, archeociatidi, brachiopodi, …). Una fotografia attuale di una spiaggia delle Bahamas potrà essere mostrata per rendere meglio l’idea.






SOSTA 1c - Fornaci di Calcinazione
(durata: 40’, 600 metri dalla sosta precedente, dislivello -30 m)

- Due grandi forni di calcinazione
- Taglio stradale con successione di arenarie, siltiti, argilliti, mudstone calcarei e calcari oolitici di ambiente tidale



I due antichi forni di calcinazione che si trovano a fianco della strada sterrata sono dei tipici esempi di archeologia industriale. Di fronte alle fornaci, nel taglio stradale, affiorano nuovamente le areniti descritte precedentemente, che passano in continuità, a siltiti, argilliti, calcari finissimi e calcari oolitici.


Fig. 11 – Scala inclinata in muratura che consente di scendere i banchi di materiale sterile fino a raggiungere i due forni di calcinazione, visibili sullo sfondo.

 


SOSTA 1d - Calcari stromatolitici della Formazione di Santa Barbara
(durata: 40’, 300 metri dalla sosta precedente, dislivello +40 m)

- Calcari stromatolitici di ambiente tidale


Man mano che si sale nella sequenza le rocce diventano più arenacei (parte basale del Membro di Punta Su Pranu), poi nuovamente frammiste a siltiti-argilliti e carbonati (parte superiore del Membro di Punta Su Pranu) fino ad una sequenza di carbonati stromatolitici tidali (parte superiore della Formazione di Punta Manna e basale della Formazione di Santa Barbara, Cambriano medio).


Fig. 12 – Dolomia cambriana con struttura stromatolitica tipica di ambiente intertidale.



Spunti didattici


E’ utile cercare di fare loro ragionare sulle strutture sedimentarie (strati, laminazioni, stromatoliti) e quelle legate alle deformazioni (scistosità, fratture). Dopo il riconoscimento dei tipi di roccia sedimentaria conviene ora tornare alla discussione sugli ambienti di sedimentazione e la loro variazione nel tempo. Fate riferimento a luoghi come Shark Bay (Australia) per ricordare l’ambiente tipico in cui vivono le stromatoliti attuali, mostrando foto e campioni.





SOSTA 1e - Altopiano di Monte San Giovanni
(durata: 40’, 1000 m dalla sosta precedente, dislivello +90 m)

- Dolomie e calcari del Gruppo di Gonnesa
- Scavi e discariche minerarie
- Ampia vista panoramica della Valle di Iglesias e della costa occidentale


Cammino sulle dolomie della Formazione di Santa Barbara seguita dai calcari ceroidi estremamente dolomitizzati (Dolomia gialla e dolomia geodica) della Formazione di San Giovanni. Sulla destra della strada è molto evidente il grande scavo a cielo aperto di Sant’Antonio da dove venivano estratti minerali ossidati di piombo e zinco.


Fig. 13 – Allineamento di rocce calcaree biancastre appartenenti ai Calcari ceroidi probabilmente corrispondente ad un banco sedimentario.


Spunti didattici


Conviene chiedere agli studenti di cercare un campione delle varie rocce carbonatiche (Dolomia rigata, calcare ceroide, dolomia secondaria gialla). Fate loro decidere se si tratta della stessa roccia trovata alla Laveria di Seddas Moddizzis oppure affiorante nello scavo di Sant’Antonio, e quindi se potrebbe essere la roccia che contiene le mineralizzazioni piombo-zincifere.


Dall’altopiano si domina tutta l’area circostante e si possono scorgere con facilità i vari cantieri minerari della Valle di Iglesias, con i loro impianti, le discariche, gli scavi: verso Est si vede in lontananza la curiosa struttura architettonica, a forma di castello, di Sa Macchina Beccia, che indica la posizione del Pozzo di Santa Barbara della Miniera di San Giorgio, mentre verso Ovest si intravede la costa con il Pan di Zucchero in lontananza.

Fig. 14 – Panorama da Monte San Giovanni verso NW, con l’isolotto di Pan di Zucchero al centro immagine.

Fig. 15 – La curiosa costruzione di pregio architettonica conosciuto con il nome “sa Macchina Beccia”, che nasconde il pozzo principale della Miniera di San Giorgio, è un landmark ben riconoscibile nel paesaggio minerario del Monte San Giovanni.


Spunti didattici


Fate riprendere la carta topografica per l’orientamento e il riconoscimento di diverse località ben distinguibili sia in cima ai monti, sia nella vallata sottostante. Chiedete loro di prendere con la bussola la direzione di tre punti ben riconoscibili in carta per ritrovare la propria posizione. Fate loro calcolare il dislivello tra il punto di partenza del percorso a piedi (laverie) alla cima del monte, ed il dislivello in metri che li separa dal pullman che li attende alle tre fornaci della Miniera di San Giovanni.
Con la carta geologica dell’Iglesiente in mano riconoscete con loro l’altopiano di Campumari e chiedete loro di che roccia (litologia e età) è composta (uso della Legenda). Invitateli a ragionare sulla posizione del mare a quell’epoca e la sua possibile influenza sul Monte San Giovanni ed in particolare sui sistemi carsici in esso formati.




SOSTA 1f - Versante N di Monte San Giovanni
(durata: 40’, 1000 metri dalla sosta precedente, dislivello -170 m)

- Calcari nodulari e Scisti del Gruppo di Iglesias
- Impianti e gallerie minerari della Miniera di San Giovanni



Verso Nord, nel tratto in discesa verso la Miniera di Monte San Giovanni dove è posteggiato il pullman, piccoli lembi di Calcare nodulare della Formazione di Campo Pisano preannunciano gli scisti grigio-verdi e rosso-violacei della Formazione di Cabitza. Gli affioramenti sono molto disturbati dalla tettonica.


Spunti didattici


Con i campioni di rocce carbonatiche presi prima chiedete agli studenti di confrontare il calcare nodulare con le dolomie ed il calcare ceroide. Fate la stessa cosa con gli scisti di Cabitza e le metasiltiti rinvenuti prima.



Spostamento Miniera di San Giovanni – Villaggio Normann
(durata: 15’, a piedi)



SOSTA 1fbis - Gruppo di Iglesias al Villaggio Normann
(durata: 15’, 200 m a piedi, in piano)

- Calcari nodulari e Scisti del Gruppo di Iglesias


In questa località lo spessore dei Calcari nodulari e degli Scisti della Formazione di Cabitza è molto più importante e meno disturbato da movimenti tettonici. Il contatto tra i Calcari nodulari grigio-bianchi e gli scisti violacei è molto marcato.



Fig. 16 – Gli strati verticali composti dai Calcari nodulari segnano la fine della sedimentazione carbonatica, con un cambiamento di ambiente di sedimentazione ad un mare più profondo.


Spunti didattici


Fate confrontare il campione di scisto preso nella precedente Sosta con le rocce qui affioranti.





Spostamento Villaggio Normann – Sede AUSI Miniera di Monteponi
(Durata: 30’, in pullman)


Laboratorio conclusivo in Aula
(durata: 120’)

 
 
 

 
Fig. 8


 

 














 
Fig. 9













































 
Fig. 10

 









 
Fig. 11








 
Fig. 12






 
Fig. 13







 
Fig. 14


 
Fig. 15

































 
Fig. 16




     
 
Soste e spostamenti


SECONDO GIORNO

Spostamento Iglesias (CA) – Miniera di San Giovanni
(durata: 20’, in pullman)

SOSTA 2 (a- - c) - Miniera di San Giovanni-Grotta di Santa Barbara
(durata: 2 h, a piedi fino alla biglietteria, poi in trenino da miniera ed ascensore fino alla grotta da percorrere a piedi).

SOSTA 2a - Miniera di San Giovanni
(durata: 30’, circa 200 m a piedi, dislivello: +20 m)


Spunti didattici


Prima di salire lungo la strada che si snoda tra i palazzi della miniera dismessa per raggiungere il piazzale vicino alla biglietteria della Grotta di Santa Barbara, chiedete agli studenti di ritrovare la Miniera di San Giovanni sulla carta topografica alla scala 1:25.000 (della quale sarà stata distribuita copia) e di orientarla senza l’aiuto della bussola. Fate loro ricavare l’orientazione della Sinclinale di Iglesias incisa dal Rio San Giorgio, quella dei rilievi carbonatici e la posizione del mare. Ricorderete loro il significato dei vari simboli riportati in carta, in particolare quelli relativi alle attività antropiche (discariche minerarie, gallerie, scavi, costruzioni, ecc.).
Chiedete di notare in quale tipo di roccia siano ubicate le miniere e gli scavi principali. Durante la salita verso la galleria fate loro raccogliere gli scarti di lavorazione, composti da frammenti di roccia carbonatici, e chiedete di riconoscere i minerali che vi sono contenuti. Cercate di insegnare loro la differenza di colore, lucentezza e peso dei minerali calcite, barite e galena o blenda. A questo proposito, vicino agli uffici, si trovano due grandi blocchi che mostrano chiaramente il tipo di mineralizzazione che veniva coltivato a San Giovanni (galena e blenda in matrice dolomitica).


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- Insediamento minerario con palazzi, fornaci da calcinazione, impianti di trattamento di minerali e discariche di sterili.

Dalla Miniera di San Giovanni l’occhio passa dalle antiche strutture minerarie ai versanti modificati di questo monte calcareo-dolomitico. Rocce antichissime che raccontano una storia vecchia circa 500 milioni di anni. Una storia geologica che s’intreccia con la storia degli uomini che qui hanno lavorato sottoterra per estrarre i preziosi metalli. E’ incredibile quale impronta sul paesaggio può lasciare l’uomo dopo soltanto 140 anni di lavoro.

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Fig. 17 – Foto aerea della miniera di San Giovanni: a destra si vede la strada che collega Iglesias a Gonnesa e le prime case della frazione di Bindua, a sinistra si trova l’imbocco della galleria Lheraud.



SOSTA 2b - Galleria Lheraud
(durata: 30’, in trenino minerario)


Spunti didattici


Dopo la distribuzione dei caschi e delle lampade per l’illuminazione per procedere alla scoperta della miniera e della Grotta di Santa Barbara, raggiungete a piedi l’ingresso della galleria Lheraud e chiedete agli studenti di riprendersi la carta topografica al 1:25.000 per ritrovare questo punto.
Fate notare agli studenti la roccia nella quale si apre la galleria mineraria e chiedete loro se potrebbe essere questa a contenere i minerali metalliferi.

 

- Galleria Lheraud - Pozzo Carolina e Cantieri di coltivazione con Galena.



Fig. 18 – La Galleria Lheraud con il trenino minerario che porta i visitatori in miniera, fino al Pozzo Carolina dove è situato l’ascensore che risale verso la Grotta di Santa Barbara.



Il trenino da miniera, opportunamente adattato (elettrico), conduce al Pozzo Carolina dove si scende dal mezzo e si torna indietro di poche decine di metri ad uno scavo di coltivazione. Qui, nella roccia carbonatica, è ancora possibile osservare tracce di galena, il solfuro di piombo che veniva estratto, mentre la morfologia dello scavo ricorda quella della vena mineralizzata originaria, svuotata dal basso verso l’alto.
Sono esposti anche alcuni dei mezzi meccanici utilizzati nei lavori di miniera. Tornati al Pozzo Carolina ed addentrandosi ulteriormente nella montagna si possono visitare i vuoti minerari della vena principale, oltre alla “santa barbara”, luogo in cui veniva custodito l’esplosivo utilizzato per lo scavo in sotterraneo.

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Fig. 19 – Cantiere di lavorazione nella Miniera di Monteponi: nel riquadro in alto è rappresentata la Galena, ancora visibile sulle pareti.


Fig. 20 – La “santa barbara”, una nicchia ricavata nella roccia nei pressi dei cantieri di coltivazione in cui veniva stoccato ed inventariato l’esplosivo, oltre ad alcuni materiali ed attrezzi utilizzati per la posa della dinamite.



Spunti didattici


Conviene, per risparmiare tempo, dividere il gruppo in tre piccoli nuclei che visiteranno separatamente tre distinti luoghi nei pressi (scavo con mezzi, piazza con pannelli esplicativi, vuoti minerari della vena principale).
Chiedete agli studenti di riconoscere la roccia nella quale si apre lo scavo, di notare la morfologia del vuoto creato e di cercare tracce del minerale qui estratto. Fate loro immaginare come gli ingegneri minerari avrebbero coltivato questo filone mineralizzato.




Dopo essere tornati al Pozzo Carolina si chiede agli studenti di leggere alcuni pannelli esplicativi qui esposti. Dopo l’attenta analisi dei pannelli in piccoli gruppi si entra in ascensore e si sale al livello superiore per la visita alla Grotta di Santa Barbaraui veniva custodito l’esplosivo utilizzato per lo scavo in sotterraneo.



Fig. 21 – Il pozzo Carolina, uno dei principali della miniera, oggi attrezzato con un ascensore che porta, in piccoli gruppi, i visitatori al livello in cui si apre la Grotta di Santa Barbara.


Fig. 22 – Il pannello con la sezione della Grotta di Santa Barbara ubicato presso il pozzo Carolina.



Spunti didattici

Fate riconoscere agli studenti la loro posizione sulle mappe e sulle sezioni di miniera.





SOSTA 2c - Grotta di Santa Barbara
(durata: 1 h, ascensore dislivello +36 m, poi circa 300 m a piedi, scala in ferro dislivello +12 m)





Spunti didattici


Prima di iniziare la salita verso la grotta conviene chiedere agli studenti di guardare attentamente la roccia nei pressi del fornello di accesso alla grotta, e di annotare durante la risalita i cambiamenti litologici e mineralogici. Tali osservazioni verranno poi discusse appena si entra in grotta.

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- Grotta carsica attrezzata con sistemi di monitoraggio ambientale, con pareti tappezzate di barite ed abbondante concrezionamento quaternario di aragonite e calcite.

Nel Marzo del 1952, il minatore Ziu Luigi Mura, addetto allo scavo del fornello, già molto prima di sbucare nella grotta sapeva che sarebbe finito dentro una “crovassa”, termine utilizzato per vuoti carsici che spesso erano ricchi di minerali vendibili sul mercato dei collezionisti. Si racconta che Ziu Luigi Mura, appena dopo la clamorosa scoperta, riferì al Direttore della Miniera di aver trovato “una chiesa sotterranea con tante statue di santi”. Per lo scavo del fornello si utilizzava un martello perforatore ad aria compressa (ancora visibile nei pressi) e dinamite, arrecando inevitabilmente i primi danni alla grotta. La grotta fu immediatamente chiusa e messa sotto protezione per la sua bellezza e prese il nome della santa protettrice dei minatori, grotta di Santa Barbara.

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Fig. 23 – Scala a chiocciola che consente di risalire il fornello attraverso il quale il minatore Luigi Mura, nel 1952, fu il primo uomo ad entrare nella Grotta di Santa Barbara.



Spunti didattici


Ora si chiede agli studenti quali cambiamenti hanno visto nel fornello: occorre cercare di definire le differenze tra i vari strati attraversati, la loro mineralogia e la loro genesi. Poi si chiede loro di guardarsi intorno, scrutando la morfologia generale del vuoto carsico, invitando loro di immaginarsi questa grotta senza il copioso concrezionamento carbonatico. Fategli osservare le particolari forme rotondeggianti su tutte le pareti e la volta (nuvole di grotta o “cave clouds”) e, sulla parete più vicina all’ingresso, i cristalli tabulari di un minerale di color marrone-miele: la barite. E’ infatti importante cercare di vedere le varie fasi di formazione di questa grotta, dalla creazione al vuoto, al ricoprimento delle pareti con concrezioni carbonatiche subacquee (le nuvole di grotta), alla fase di mineralizzazione a barite (sempre in ambiente subacqueo) fino all’abbassamento del livello freatico e l’inizio della fase di concrezionamento per gravità (stalattiti, stalagmiti e colate).


Le passerelle in ferro zincato consentono di visitare la grotta di Santa Barbara in due direzioni, ambedue relativamente corte, con vari scorci panoramici di notevole suggestione. Nella parte che si dirige verso destra, oltre alle grandi concrezioni carbonatiche è utile far notare agli studenti anche gli speleotemi più piccoli ed esili tra cui le bizzarre eccentriche di aragonite. Queste concrezioni carbonatiche, che sembrano non sentire l’influenza della gravità, si sviluppano in tutte le direzioni e sono formate da debole venute d’acqua capillare o di condensazione. Fate osservare loro un abbozzo di stalagmite bianco di 2-3 cm d’altezza che sta crescendo sotto un punto di stillicidio su una vecchia ringhiera in metallo.

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Fig. 24 – Vista sulla grotta appena si esce dal fornello e si entra nel grande geode. Si nota la passerella in ferro zincato che consente la visita alla grotta senza calpestarne il pavimento concrezionato.


Verso sinistra il sentiero sale attraverso alcune grandi concrezioni e conduce in un punto panoramico da dove si gode una bella vista globale sull’ambiente principale della grotta. Qui sono presenti bei cristalli di barite sulla parete all’altezza d’uomo, con segni di danni ed asportazione di intere lastre con questo minerale. Lungo il sentiero sono visibili alcuni strumenti di monitoraggio microclimatico di cui è dotata la grotta.

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Fig. 25 – I cristalli centimetrici color marron-miele di barite che hanno reso famosa la grotta di Santa Barbara.



Fig. 26 – Scala in ferro zincato con sulla sinistra in basso una delle centraline di monitoraggio microclimatico installata nella grotta.



Spunti didattici


In corrispondenza delle centraline di monitoraggio è bene far ragionare gli studenti sull’utilità di tali misure, chiedendo quali sarebbero i parametri ambientali che terrebbero sotto controllo in un ambiente fragile come una grotta senza imbocco naturale, di fatto fino agli anni ’50 pressoché isolato dall’ambiente esterno. In questo contesto è bene ricordare loro gli impatti che si possono mettere in relazione a vari fattori, quali i visitatori (respiro, temperatura, polveri, ecc.), l’impianto di illuminazione (temperatura, fotosintesi, ecc.), riempimento artificiale del laghetto (temperatura, chimismo, ecc.) e via discorrendo. Introducete concetti come la “capacità di carico”, la “sostenibilità ambientale” e il “valore critico”.

Spostamento Miniera di San Giovanni – Miniera di Monteponi
(durata: 15’, in pullman)

La pausa pranzo si effettua nella ex-mensa di miniera (pasto a pagamento).

SOSTA 3 (a- b) - Miniera di Monteponi
(durata: 30’, a piedi).


La Miniera piombo zincifera di Monteponi viene nominata per la prima volta come la località Monte Paone in un documento del 1324, ma l'inizio dell'attività mineraria risale sicuramente a molti secoli prima, anche se la data esatta non risulta facile da stabilire a causa dello sconvolgimento del territorio e dei lavori in sotterraneo che si sono susseguiti nei secoli.
Si tratta della più importante miniera della zona nella quale la ricerca scientifico-tecnologica ha da sempre rappresentato un esempio da seguire. Uno dei più grossi problemi che gli ingegneri minerari dovettero superare fu la presenza del ricchissimo acquifero carbonatico. Già nei primi stadi di sviluppo della miniera comparve l'acqua nei lavori in sotterraneo, ma è solo nel 1870 che iniziò l'eduzione delle acque per consentire l'approfondimento dei lavori di scavo, come possiamo leggere in alcuni antichi documenti: "a Monteponi l'attività mineraria risale al periodo cartaginese ma fu solo nel III secolo che le acque comparvero negli scavi dei Pisani … riconosciuta l'impossibilità di abbassare il livello d'acqua con le pompe a stantuffo … fu deciso lo scavo di una galleria di scolo che, partendo da quota +2.7 m nella Palude di Sa Masa, presso Funtanamare, doveva raggiungere la Miniera di Monteponi, con un percorso di poco inferiore ai 6 km."
La Galleria di scolo, dedicata ad Umberto I, fu scavata nel periodo 1880-1908 e fece abbassare il livello dell'acqua a +13.5 m. Nel 1928 entrò in funzione l'impianto di eduzione a -15m, nel 1935 quello al -60m, nel 1955 quello a -100m e, finalmente, nel 1989, quello a -200m. Quest'ultimo, a causa della profonda crisi nel settore minerario, fu spento nel 1998, ed attualmente la falda idrica sotterranea si sta lentamente sollevando ed ha raggiunto la quota di circa 40 m s.l.m.
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SOSTA 3a - Galleria Villamarina ed impianti minerari
(durata: 1 h 30’, 400 m a piedi in piano)

- Galleria Villamarina
- Sala Compressori



Fin dall’inizio, per oltre 170 anni, le attività estrattive nelle miniere della sinclinale di Iglesias furono segnati dall’elevato costo per l’eduzione delle acque, essenziale per raggiungere le aree coltivabili più profonde.
La galleria Villamarina, intitolata al viceré del Regno di Sardegna Marchese di Villamarina, lo scavo della quale iniziò nel 1852, consta di due imbocchi separati ed incontra i due pozzi più importanti della Miniera di Monteponi: il Pozzo Vittorio Emanuele ed il Pozzo Sella. Il primo, scavato nel 1863, raggiungeva quota -100 m s.l.m. ed era adibito al trasporto dei minatori e del minerale estratto, mentre il secondo, scavato nel 1874, era destinato ad ospitare le grandi pompe a vapore utilizzate per l’eduzione delle acque sotterranee.
La Sala Compressori fu costruita nel 1906, inizialmente per ospitare la turbina a vapore che forniva l’elettricità alla miniera in modo autonomo. In seguito, a partire dagli anni ’20, con la distribuzione generalizzata dell’energia elettrica, la Sala Compressore divenne sede della centrale di produzione dell’aria compressa della miniera. I cinque grandi compressori, tuttora presenti nel grande locale, funzionarono fino alla fine degli anni ’80. Oggi la grande Sala ospita importanti incontri e convegni.


Fig. 27 – Nella Sala Compressori presso la Miniera di Monteponi, oggi ristrutturata in grande sala convegni e riunioni, sono ancora visibili le grandi macchine che producevano l’aria compressa.


SOSTA 3b - Fanghi rossi
(durata: 30’, 300 m a piedi in piano)

- Discariche di sterili dei fanghi rossi


La ripresa dell’industria mineraria della zona nel primo decennio del secolo scorso coincise con l’introduzione di nuove tecnologie di estrazione e soprattutto in relazione al trattamento dei minerali. Tra queste tecnologie meritano un particolare cenno gli impianti di flottazione (laverie) con sostanze schiumogene, e l’impianto elettrolitico per il trattamento delle calamine ferruginose provenienti dallo scavo Cungiaus di Monteponi. Gli scarti di queste lavorazioni, soprattutto gli sterili dell’impianto elettrolitico, sono diventati il simbolo della regione, con i cosiddetti “fanghi rossi” che fanno parte integrante del paesaggio minerario.



Fig. 28 – I fanghi rossi adunati nei pressi degli impianti di lavorazione della Miniera di Monteponi formano ormai una impronta caratteristica nel paesaggio minerario.
 
   































 
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Fig. 19


 
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Fig. 21


 
Fig. 22







 
Fig. 23

 


















 
Fig. 24


 
Fig. 25


 
Fig. 26






































 
Fig. 27







 
Fig. 28

     
 
VARIAZIONI ALL'ITINERARIO IN CASO DI MALTEMPO

In caso di maltempo l’escursione del primo giorno andrà sostituita con una visita ad uno dei seguenti siti culturali:

Masua-Nebida
Sito minerario di Porto Flavia e "Mostra permanente delle macchine da miniera"
Ingresso: 4,50 Euro (Porto Flavia) e 1,00 Euro (Museo)
Tel.: 0781 491300 (Igea) - 348 1549556 - 349 5503147 - fax. 0781 491395

e-mail: segr.dir@igeaminiere.it
http://www.igeaminiere.it
http://www.sardegnadelsudovest.it/miniere_sudovest_1.htm

Carbonia
Museo Civico di Paleontologia e Speleologia "E.A. Martel"
via Campania, 61b - 09013 Carbonia
Ingresso gratuito
tel./fax: 0781.691006
e-mail: museomartel@tiscali.it


Museo del Carbone (Centro Italiano della Cultura del Carbone)
Grande Miniera di Serbariu - 09013 Carbonia
Tel. e fax: +39 0781 670591 (Uffici); +39 0781 62727 (Biglietteria)
Per informazioni: info@museodelcarbone.it
Per prenotare: prenotazioni@museodelcarbone.it
Per ricevere materiale informativo: marketing@museodelcarbone.it

 
   
     
     
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