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ITINERARIO
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| Edu-Geo
- ESCURSIONE FRIULI - V.G. - 1
SPLENDORE E ROVINA DI UN ANTICO
LAGO
10.000 anni fa – Presente (Quaternario,
Olocene)
Valle
del Torrente But (Alpi Carniche,
Italia NE)
Corrado Venturini
con la coll. di Daniele Garuti e Katiuscia Discenza
Università
di Bologna
Dipartimento di Scienze della
Terra e Geologico-Ambientali
2008
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SINTESI DEI CONTENUTI
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Questa
escursione è una sorta di viaggio temporale negli ultimi 20.000 anni di
un territorio montano che ha subito profonde trasformazioni. La lettura
dei segni geologici consente di ricostruire paesaggi impensabili, da
tempo scomparsi.
PRIMA
PARTE
Intorno ai
20.000 anni fa la lingua glaciale wurmiana che occupava
la Valle del Torrente But cominciò a ritirarsi. Ai processi glaciali si
sostituirono quelli fluviali. Poi, circa 10.000 anni fa, il tratto
medio della vallata cambiò radicalmente e in modo improvviso il proprio
aspetto.
Una frana
di crollo (50 milioni di m3 di roccia) coinvolse la sommità
dei Monti di Rivo e Cucco, in sinistra idrografica del Torrente But
(Sosta 2). I segni lasciati sul territorio suggeriscono come causa del
cedimento una forte scossa sismica con epicentro locale.
L’ammasso
di frana, in gran parte formato da frammenti di fragili
dolomie stratificate, diede origine ad una diga naturale alta oltre un
centinaio di metri che intasò il fondovalle (Sosta 3). Il deflusso del
Torrente But e dei suoi affluenti, Torrente Pontaiba e Rio Gladegna, fu
bloccato. Si generò un lago (Soste 3 e 4) la cui superficie, ampia
circa 6 km2, si attestò intorno a 600 m di altezza. La profondità
massima dell’invaso superava di poco i 100 m.
Nel lago,
durante i suoi 5.000 anni di vita (datazioni 14C nella
successione lacustre), si accumularono quasi 100 metri di argille e
sabbie (Sosta 3). I sedimenti lacustri si appoggiarono frontalmente
all’accumulo di frana e lateralmente alle rocce del substrato,
rivestendo il fondo della futura conca di Sutrio, Paluzza e Cercivento.
SECONDA PARTE
Circa
5.000 anni fa la diga naturale del lago, ormai colmo di sedimenti,
cedette. Il Torrente But riprese a fluire (Soste 4 e 5) incidendo e
rimuovendo in breve tempo non solo gran parte della frana, ma anche di
gran parte degli stessi sedimenti lacustri, deltizi e fluviali che
avevano riempito il lago.
L’approfondimento
erosivo procedette “a sbalzi”, terrazzando i depositi fluvio-lacustri e
generando una decina di gradoni morfologici. Il più evidente, alto
oltre 20 metri, è ben visibile lungo il fondovalle, tra gli abitati di
Sutrio (Sosta 4c), Cercivento e Paluzza (Sosta 5).
TERZA PARTE
Nelle
successive migliaia d’anni si formarono grandi ventagli detritici
torrentizi (conoidi di deiezione). Le due principali aree di produzione
furono la dirupata nicchia di frana del M. di Rivo e, sul versante
opposto, il piccolo bacino idrografico del Rio Saustri. Nella prima, il
Rio Randice erose il materiale che accumulò nell’ampio conoide degli
àlzeri (Sosta 6).
Il
conoide degli àlzeri si è ampliato a tal punto da spingere verso
l’esterno il corso del T. But. Ne è scaturita una sensibile erosione,
tuttora attiva, del versante roccioso appena a valle del Ponte di
Noiariis (Sosta 3). Una rinnovata tendenza all’approfondimento del
reticolo fluviale è contrastata da recenti opere di regimazione
fluviale presenti sotto forma di briglie e muri di difesa spondale ed
ubicate nel tratto tra Paluzza e Zuglio.
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PERCORSO
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Alpi
Meridionali, Alpi Carniche centrali, media Valle del T. But. (Italia,
Friuli-Venezia Giulia, Carnia, Provincia di Udine, Comuni di Arta,
Paluzza, Sutrio e Zuglio).
Fig. 1 -
Escursione FR1. Itinerario complessivo con successione delle Soste
(1-6).
Fig. 2 - Carta geologico-geomorfologica
della media Valle del Torrente But.
Legenda. 1) Sedimenti lacustri e fluvio-deltizi (10.000-5.000 anni fa);
2) Ghiaie recenti (5.000 anni fa - primi secoli d.C.); 3) Ghiaie
attuali d’alveo (età storiche); in bianco il substrato
(Carbonifero-Triassico e Pleistocene); 4) Scarpata del terrazzo
principale (circa 5.000-4.000 anni fa); 5) Paleoalvei (circa
5.000-4.000 anni fa); 6) Conoidi di deiezione (5.000 anni fa - primi
secoli d.C.).
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Soste e spostamenti
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Partenza
e arrivo sono calcolati da Tolmezzo (UD), capoluogo della Carnia,
distante una decina di km dalla prima sosta. Tempo complessivo 6h +
Sosta ristoro (1h).
PRIMA
PARTE
SOSTA
1 - Zuglio, Scavi archeologici
(durata:
50’, spostamenti minimi a piedi). Indicazioni per la sosta. Posteggiare
il mezzo appena oltre il ponte sul T. But, al primo incrocio, e
procedere a piedi per gli scavi (indicazioni sul posto). In alternativa
ampio posteggio a 300 m girando a destra appena superato il ponte.
Sovrapposizione
di insediamenti celtici e romani
Fig. 3 -
Escursione FR1. Sosta 1.
Insediamenti pre-romani
(celtici) e romani
Come
per i siti archeologici sono tangibili le testimonianze delle civiltà
passate, così per un territorio il suo passato è testimoniato da
precise tracce geologiche. Sono tracce particolari che occorre sapere
riconoscere ed interpretare.
Dalla prossima sosta numerosi
indizi geologici consentiranno di
scoprire gli aspetti, molto differenti dagli attuali, che la media
Valle del Torrente But ha attraversato durante gli ultimi 10.000 anni.
Un’appassionante storia
geologica che inevitabilmente si è intrecciata,
nelle sue ultime fasi, con quella dei Carni, dei Celti (VII sec. a.C.)
e degli antichi Romani (II sec. a.C. – IV sec. d.C.) i quali, in tempi
successivi, si insediarono in questa vallata alpina.
Fig.
4 - Scavi archeologici di Zuglio. Immagini tratte dal sito
www.cjargne.it/giacimenti/juliumcarnicum.htm al quale si rimanda per le
note storico-archeologiche.
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Spostamento Zuglio - Pieve di San
Pietro
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(durata: 20’, in corriera)
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Sosta 2 - Pieve di San Pietro
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(durata:
40’, spostamenti minimi a piedi). Indicazioni per la sosta. Con
corriera occorre far scendere i partecipanti al tornante, appena oltre
il bivio con la strada sterrata che porta alla Pieve (0,5 km a piedi);
il mezzo prosegue fino alla piazza di Fielis (0.8 km) dove gira
restando in attesa di essere richiamato a fine sosta. In alternativa,
con un pulmino è possibile percorrere anche il tragitto su strada
sterrata (0,4 km) che dal tornante della strada asfaltata porta al
vasto parcheggio posto ai piedi della Pieve.
Fig. 5 -
Escursione FR1. Sosta 2.
Fig. 6 - La Chiesa di San Pietro
di Carnia, il cui nucleo principale
risale al XII sec., è edificata
su un promontorio che domina la
vallata del Torrente But. La valle
è conosciuta anche, proprio in
ragione di tale presenza, come
Canale di San Pietro. Il luogo
ospitava un più antico edificio
di culto risalente al IX sec.
La Pieve di San Pietro è considerata
la chiesa matrice di tutta la
Carnia e, nell’ambito di questo
itinerario, costituisce un ottimo
spunto culturale. Notizie storiche
e architettoniche sono ricavabili
da numerosi siti internet. Tra
tutti si segnalano www.donneincarnia.it/pievi/index.htm,
www.friuliveneziagiulia.info)
e (www.kath-kirche-kaernten.at
.
Panoramica sulle nicchie di antica frana dei Monti di Rivo e Cucco
Spunti
didattici
Dopo avere distribuito le carte topografiche del luogo - una ogni
due-tre studenti – cercate assieme a loro la Chiesa di San Pietro di
Carnia individuandone la posizione rispetto alla sottostante vallata.
Fate ricavare la direzione cardinale (NNW-SSE) della vallata e chiedete
di riconoscere in carta il dirupo del M. di Rivo. Ricorderete loro il
significato di alcuni dei simboli usati in carta (isoipse, roccia in
posto,…) già acquisito durante le lezioni. Successivamente proponete
loro di orientare la carta (senza l’uso della bussola).
Chiedete ai vostri studenti di osservare con attenzione i Monti di Rivo
e Cucco e di descrivere il loro aspetto attuale. Suggerite poi di
disegnarne il profilo sommitale (solo quello) sui rispettivi quaderni,
rispettando le proporzioni. Una volta realizzati i disegni portateli a
capire che il profilo del Monte di Rivo appare visibilmente “monco”,
privato della estesa porzione sommitale.
Una volta osservato il dato chiedete la ragione di quella troncatura. A
qualcuno verrà in mente una possibile frana. Se nessuno trova la
risposta azzardate un paragone con il Vajont e il M. Toc.
Fate poi in modo che siano loro stessi a dedurre che anche il vicino M.
Cocco, diretta prosecuzione del M. di Rivo, mostra una gigantesca
superficie a cucchiaio, priva di vegetazione, riconducibile ad
un’antica frana, pur se meno evidente della precedente, dato che la
parte sommitale del monte è franata senza intaccare il profilo del
crinale.
Dal
lato settentrionale della Chiesa di San Pietro, collocata a strapiombo
sul versante destro della Valle del But, lo sguardo abbraccia il
massiccio dei Monti di Rivo e Cucco. Spicca l’ampio dirupo del M. di
Rivo, conformato a conca e sottoposto ad incessanti fenomeni erosivi.
La nicchia di frana del M. di Rivo può essere paragonata ad una ferita
mai rimarginata sulla quale tuttora insiste l’erosione. Al contrario,
la nicchia di frana del M. Cucco appare, per così dire, cicatrizzata.
Figg.
7a-b-c-d - Ecco i Monti di Rivo e Cucco così come appaiono oggi (a, b)
e come, nella ricostruzione virtuale (c), dovevano mostrarsi circa
10.000 anni or sono, un istante prima che il duplice franamento (c)
coinvolgesse nel crollo 50 milioni di metri cubi di roccia.
In b è sottolineata la porzione mancante del M. di Rivo mentre nella
ricostruzione virtuale (c) la linea gialla in tratteggio ne rappresenta
il profilo dopo il franamento.
Le due nicchie di frana, a 10.000 anni dall’evento franoso, sono ancora
perfettamente visibili. E’ inoltre evidente che l’erosione recente ha
agito, e continua ad agire, solo sulla nicchia del M. di Rivo. La
nicchia di frana del M. Cucco, al contrario, si è “cicatrizzata”
mantenendo l’aspetto originario. Vista da sud-ovest.
Spunti
didattici
Occorre ora che gli studenti individuino, sulla carta, quale poteva
essere stata l’unica direzione di scivolamento presa dal corpo franoso
e dove, nel fondovalle, esso avrebbe potuto accumularsi.
E’ questo anche il momento di mostrare agli studenti i campioni delle
rocce (qualora disponibili) che formano i due rilievi dei Monti di Rivo
e Cucco. 50 milioni di m3 di prevalenti rocce dolomitiche stratificate,
molto fragili e per questo intimamente fratturate dai movimenti
tettonici alpini, furono coinvolte nel duplice franamento. Nella
discesa verso il fondovalle si devono essere in gran parte ridotte in
frammenti e piccoli blocchi.
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Spostamento
Pieve di San Pietro - Noiariis |
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(durata:
30’, in corriera) |
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Sosta
3 - Centrale idroelettrica SECAB
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(durata:
20’, spostamenti minimi a piedi). Indicazioni per la sosta. Il mezzo
può parcheggiare nello spazio d’accesso alla Centrale idroelettrica
(breve strada sterrata in leggera discesa con piazzola finale).
Fig.
8 - Escursione FR1. Sosta 3.
Limi
e sabbie lacustri in carote di sondaggio
Lo sbancamento per la costruzione della centrale ha messo allo scoperto
una potente successione di limi stratificati già evidenziata da una
serie di carote di sondaggio. Alcune di tali carote sono conservate e
visibili nei pressi dell’edificio.
La successione di limi della
conca di Sutrio e Paluzza era nota da
tempo grazie alle ridotte ma diffuse esposizioni, favorite da modeste
erosioni e occasionali scavi. I limi stratificati si estendono dal
fondovalle fino alla quota 600 m s.l.m. e il loro spessore è circa 100
m. I loro caratteri e distribuzione, assieme al contenuto fossile
(resti di tronchi, pollini,…), indicano un ambiente di deposizione
lacustre.
Frammenti
di tronchi e di rami ritrovati nei limi a differenti altezze consentono
di stabilirne l’età di deposizione. Il risultato passa attraverso le
analisi radiometriche compiute sul 14C presente nei residui vegetali
fossili. L’età dei limi è compresa tra 10.000 e 5.000 anni fa. Ma l’età
dei limi è in fondo la stessa del lago in cui essi si sedimentavano e
corrisponde all’intervallo temporale da 10.000 a 5.000 anni fa.
Fig.
9a-b - Nel sottosuolo, in corrispondenza dello sbancamento ora
occupato dalle fondazioni della centrale idroelettrica SECAB (Fig. 9a),
sono affiorati i limi che in origine si depositavano sul fondo del lago
di Sutrio e Paluzza. La sezione messa allo scoperto nella Fig. 9b (1 m)
è un centesimo dello spessore totale raggiunto in origine dal deposito
lacustre. La Fig. 9c rappresenta un particolare della stessa.
Fig.
10 - Sul fianco della scalinata che conduce dalla strada comunale alla
Chiesa di Ognissanti* (appena a sud di Sutrio) un dissesto, alcuni anni
or sono, aveva temporaneamente scoperto la parte più alta dei limi
lacustri. La stessa successione continua ad affiorare tra la Chiesa e
il fondovalle lungo il ripido versante orientale della rupe
d’Ognissanti testimoniando il potente spessore (100 m) che in origine
avevano i limi.
*Proseguendo oltre la Sosta 3 l’itinerario
passa di fronte al punto fotografato che corrisponde al culmine della
salita verso la Chiesa di Ognissanti, già ben visibile dal paese di
Priola.
Fig.
11 - Così apparivano i limi stratificati - intercalati a sabbie
finissime - che affioravano nella piccola nicchia di cedimento a fianco
della scalinata della Chiesa d’Ognissanti. Attualmente il muro è stato
ricostruito e i limi e le sabbie lacustri coperti. La barretta misura
15 cm.
Fig.
12 - Frammenti di tronco ritrovati nei limi lacustri che hanno riempito
la parte più avanzata del lago di Sutrio e Paluzza. La barretta che
funge da scala è lunga 15 cm.
Spunti
didattici
A
questo punto occorre sollecitare negli studenti un ragionamento sul
rapporto causa/effetto. Serve ricordare i DATI della Sosta 2 (nicchie
di frana) e richiamare quelli della Sosta 3 (limi distribuiti su tutto
il fondovalle, 100 m di spessore, età del deposito).
Poi,
dai dati, è necessario stimolare la ricerca di una INTERPRETAZIONE: una
duplice frana che 10.000 anni fa, si staccò dai Monti di Rivo e Cucco
(complice una probabile scossa sismica). L’ammasso intasò la valle
bloccando il deflusso delle acque e derminando la formazione di un
lago. Ci vollero 5.000 anni per colmarlo con prevalenti limi, sabbie e
ghiaie).
Fate
notare o fate dedurre che l’altezza dell’ammasso di frana può essere
stimata (per difetto) solo se si conosce la profondità del lago.
L’altezza della frana non può essere minore dello spessore dei
sedimenti lacustri che hanno finito col riempire il lago: dunque poco
più di un centinaio di metri sulla quota dell’originario fondovalle.
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Interpretazione dei dati
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Fig.
13a-b-c - L’insieme di immagini, reali e virtuali, associate alla
ricostruzione in 3D (DEM), sintetizza la prima parte della storia
evolutiva recente di questo tratto di vallata alpina.
CAUSA
- Circa 10.000 anni fa, in località ponte di Noiariis, uno spesso
accumulo di frana, scivolando dal versante meridionale dei M.ti di Rivo
e Cucco, bloccò trasversalmente la media Valle del Torrente But.
EFFETTO
- Ne conseguì l’interruzione del flusso delle acque del Torrente But
che generò un lago di 6 km2. La ricostruzione tridimensionale (DEM)
simula lo scenario di circa 10.000 anni fa, dopo il collasso della cima
dei Monti di Rivo e Cucco.
MOVENTE
- La linea rossa tracciata sul DEM segna la faglia lungo la quale
presumibilmente si localizzò, in profondità, una scossa sismica che
innescò il colossale cedimento.
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Un’eventuale
sosta, se necessaria, può essere effettuata a Priola, a metà strada tra
la Centrale idroelettrica e Sutrio. Nella piazza centrale di Priola,
presso un ampio parcheggio libero, fontana pubblica con acqua potabile
accanto a un modesto bar con tavolini all’aperto e annesso negozio di
alimentari (orario 10-13, 16-19,
chiuso mercoledì).
Spostamento
Centrale idroelettrica - Sutrio
(durata: 10’, in corriera)
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Seconda parte
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SOSTA
4 - Sutrio e ripiano di S. Nicolò
(durata:
1h, spostamenti in corriera e a piedi). Indicazioni per la sosta. Il
mezzo fa scendere i partecipanti in corrispondenza di un tornante sulla
strada che dal fondovalle sale verso il M. Zoncolan. Si reca poi 1 km
più a valle, guadagnando l’incrocio con la strada Sutrio-Cercivento
(ampio parcheggio libero), in attesa del’arrivo del gruppo.
SOSTA
4a - Sutrio, periferia nord
(durata: 10’, senza spostamenti)
SOSTA
4b - Ripiano di S. Nicolò di Sutrio
(durata: 30’, a piedi lungo strada e strada laterale per 0,5 km,
dislivello: -50 m)
SOSTA
4c - Inizio strada per il M. Zoncolan
(durata: 20’, a piedi lungo strada per 0,5 km, dislivello: -25 m)
Fig.
14 - Escursione FR1. Sosta 4 (a-b-c).
SOSTA
4a - Sutrio, periferia nord
(durata:
10’, senza spostamenti)
Panoramica sull’antico bacino lacustre
Da questa sosta, guardando verso sud, si traguarda la Chiesa
d’Ognissanti alla cui base sono presenti i limi stratificati più alti e
più recenti della successione lacustre. Se il lago si ripresentasse ora
la chiesa sembrerebbe galleggiare sull’acqua!
Il
livello delle acque superava di poco i 600 m, coprendo la futura
Sutrio, Noiariis e Priola con parte di Rivo e Paluzza. La superficie
del lago si attestava poco più di una ventina di metri sotto il
tornante della Sosta 4a.
Attualmente,
non solo non è più possibile scorgere di fronte a noi il lago, ma buona
parte dei depositi che col tempo avevano finito per colmarlo è stata
asportata dalle erosioni fluviali. Saranno i prossimi due stop di
questa Sosta a mostrarci gli effetti erosivi lasciati a testimonianza
sul territorio.
Fig.
15 - Così doveva presentarsi il lago che, con una superficie di 6 km2,
occupava la conca di Sutrio e Paluzza tra 10.000 e 5.000 anni fa.
L’ammasso indicato come rockslide formava l’accumulo di frana scivolato
dai Monti di Rivo e Cucco. Da notare inoltre che gli apporti fluviali
(freccia azzurra) provenienti da nord (da Paluzza verso Sutrio)
andavano formando un delta lacustre la cui riva col tempo (in 5.000
anni) sarebbe avanzata fino a raggiungere l’ostacolo della frana. Vista
da nord.
SOSTA
4b - Ripiano di S. Nicolò di Sutrio
(durata:
30’, a piedi lungo strada e strada laterale per 0,5 km, dislivello: -50
m)
Erosione
e terrazzamento dei depositi lacustri
La discesa conduce ad una vasta spianata, debolmente inclinata verso
sud-ovest. E’ il ripiano di San Nicolò di Sutrio. La sua superficie
racchiude sottostanti sedimenti lacustri. In questa zona la quota media
del ripiano si attesta sui 580 m, un’altezza inferiore rispetto al
livello massimo (600 m) raggiunto in origine dai depositi lacustri.
Fig.
16 - La spianata erbosa che si osserva dalla Sosta 4a è il ripiano di
S. Nicolò di Sutrio, oggetto della successiva fermata (Sosta 4b).
Scendendo,
prima di raggiungere il ripiano di S. Nicolò, si notano sulla sinistra
due ulteriori ma più modeste superfici sub-orizzontali. Sono delimitate
da altrettante scarpate; in questo caso sono alte solo alcuni metri. In
tutta la conca sono numerose e tutte riconducibili ad una decina di
livelli, incastrati il successivo nel precedente, e posti a quote via
via inferiori. Ogni ripiano, esteso o ridotto, è delimitato da una
ripida scarpata.
Fig.
17 - Nei pressi del bivio per S. Nicolò di Sutrio - l’antica chiesetta
posta al centro dell’omonima spianata - comincia il percorso in piano
della Sosta 4b. Appena a monte del bivio si osservano due ridotti
ripiani più alti della sede stradale. Sono orlati dalle rispettive
ripide scarpate ed appartengono a livelli più elevati rispetto al
sottostante ripiano di S. Nicolò, dal quale è stata ripresa questa
immagine.
Fig.
18 - Questa spianata, ripresa dallo stesso incrocio della Fig. 16, fa
parte del ripiano di S. Nicolò di Sutrio: il più ampio ed esteso tra le
spianate che caratterizzano oggi la conca di Sutrio e Paluzza. Il suo
orlo, visibile in lontananza al centro della foto, è marcato da una
fila di vegetazione scura che riveste una ripida scarpata alta 25 m.
Fig.
18bis - Il disegno schematizza, dall’alto verso il basso, il
progressivo generarsi di ripiani - i cosiddetti terrazzi - e di
scarpate. Le scarpate, con i terrazzi che esse delimitano, sono il
classico prodotto delle erosioni fluviali. Tali erosioni incidono con
facilità sedimenti ancora non cementati quali ad es. i depositi
deltizio-lacustri e fluviali depositati da poche migliaia di anni.
L’altezza delle singole scarpate, variabile da caso a caso, testimonia
uno scatto di approfondimento dell’erosione fluviale. Nel suo insieme
la successione di ripiani e scarpate è dovuta ad un processo di
terrazzamento fluviale. Esso a sua volta è connesso ad una variazione
del livello di base locale. Un livello di base che, durante l’esistenza
del lago di Sutrio e Paluzza, era collocato all’altezza della sua
superficie (intorno a 600 m) ma che in seguito ha cominciato, per un
motivo che diventerà chiaro in seguito, ad abbassarsi progressivamente.
Queste superfici terrazzate sono dunque collegate all’abbassamento del
livello di base locale che ha indotto i corsi d’acqua …a fare
altrettanto.
SOSTA
4c - Inizio strada per il M. Zoncolan
(durata:
20’, a piedi lungo strada per 0,5 km, dislivello: -25 m)
Paleoalveo
che incide i depositi deltizio-lacustri
Scarpata del terrazzo principale
Dal
ripiano di S. Nicolò di Sutrio la strada scende con pendenza via via
più sensibile. Dalle prime case in poi corre tra piccole scarpate che
delimitano un solco sinuoso in progressivo approfondimento. La sua
origine è naturale e la strada ne asseconda l’andamento.
Dopo
un tratto di 300 m il solco erosivo si allarga e si innesta nella
poderosa scarpata che delimita il ripiano (terrazzo) di S. Nicolò. E’
alta 25 m ed è tracciabile per chilometri (v. Sosta 5) lungo il
fondovalle della conca di Sutrio e Paluzza. Tra le numerose scarpate
distribuite su almeno 11 livelli questa è la più alta.
Il solco sinuoso, definibile come paleoalveo, è ben riconoscibile anche
sulla carta topografica. Si è formato come conca di cedimento sulla
scarpata principale. Poi, per erosione regressiva, la conca si è
ampliata verso monte trasformandosi in un’incisione che raccoglieva le
acque ruscellanti drenandole verso la base del terrazzo.
Fig.
19 - La strada asseconda un’incisione naturale creata da incanalamento
di acque ruscellanti che, dopo lo svuotamento del lago e la formazione
dei terrazzi fluviali, scendevano dal ripiano di S. Nicolò al
fondovalle. Le acque che scorrevano sul fondo di questo solco
confluivano nel corso d’acqua principale, allora posizionato nei pressi
del mezzo in attesa di ripartire per la successiva sosta.
Fig.
20 - Si osserva, al centro della foto, la scarpata che orla il terrazzo
di S. Nicolò di Sutrio. E’ il risultato di un approfondimento erosivo
del Torrente But (e dei suoi principali affluenti) avvenuto in seguito
alle forti erosioni innescate nella conca di Sutrio e Paluzza
dall’abbattimento dell’accumulo di frana collocato verso S, dove ora
sorge il ponte di Noiariis.
Spunti
didattici
Ricordate
agli studenti che dai DATI percepiti
sul territorio, gradoni e ripiani
(scarpate e terrazzi) è stata
trovata la CAUSA che li ha determinati:
l’abbassamento del livello di
base locale, che però doveva procedere
“a scatti”. Dalla CAUSA, responsabile
di tali EFFETTI, è ora necessario,
col solo ragionamento, ricostruire
il MOVENTE di tutto questo…
A
questo proposito dovranno essere gli studenti stessi a suggerire, quale
unica soluzione, l’abbattimento dell’accumulo di frana che aveva
propiziato il blocco del flusso fluviale e la formazione del lago,
ormai interrato e ridotto ad una piana fluviale.
Quindi,
il fatto che si siano generate delle scarpate erosive fluviali a spese
dei sedimenti che avevano riempito il lago, deve essere messo in
relazione con un cedimento della soglia di frana che sbarrava il
deflusso delle acque.
Inoltre,
occorre prendere atto che non esiste un’unica scarpata che seziona i
depositi del lago, ma una successione di scarpate, collocate ad altezze
variabili ed incastrate su molti livelli (almeno 11), l’inferiore più
recente del superior. Il dato suggerisce che lo sbarramento di frana ha
ceduto… a scatti.
Chiedete
agli studenti di ubicare i luoghi delle Soste 4b e 4c sulla precedente
fotografia.
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Pausa pranzo
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(durata:
1h, ristorante-bar nei pressi del bivio per lo Zoncolan oppure,
spostandosi col mezzo, in Sutrio). Un’ulteriore eventuale sosta, se
necessaria, può essere effettuata a Paluzza, dove, sulla piazza
principale e nelle sue immediate vicinanze si affacciano alcuni bar.
Spostamento
Sutrio-Paluzza
(durata:
20’, in corriera)
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Sosta 5 - Paluzza
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(durata: 30’, a piedi lungo strada sterrata per 200 m, dislivello: +20
m). Indicazioni per la sosta.
Il mezzo scarica i partecipanti
appena oltrepassato il bivio che,
in corrispondenza di una curva
della SS 52bis, porta verso il
centro di Paluzza. Il mezzo prosegue
salendo all’abitato e sostando
nel posteggio al centro del paese
(piazza 22 luglio 1944). In alternativa,
supera la piazza e dopo 150 m
gira a sinistra raggiungendo un
ampio posteggio gratuito.
Fig.
21 - Escursione FR1. Sosta 5.
Spunti
didattici
Questa
sosta inizia alla base della scarpata (20 m) del terrazzo di Paluzza.
Osservando la carta topografica è percepibile un’identità tra le
scarpate di Paluzza, Sutrio e di Cercivento, comparabili in altezza
(20-25 m).
Ai fini
didattici, è opportuno chiedere ai partecipanti di riconoscerla, per il
momento, solo come elemento morfologico determinandone i caratteri
(calcolare l’altezza sulla carta topografica, individuare il simbolo
col quale è indicata in carta, dedurre la sua continuità laterale dalla
carta topografica e/o tramite l’osservazione diretta,…).
Scarpata del terrazzo principale
Il
tragitto a piedi lungo la strada sterrata consente di risalire la
scarpata e di raggiungere la spianata sommitale, ormai intensamente
antropizzata, ma ancora riconoscibile come ripiano sub-orizzontale
comparabile con quello della Sosta 4b.
Solo a questo punto la
scarpata può essere attribuita ad un processo di terrazzamento fluviale.
Fig.
22 - La SS 52bis qui corre lungo la scarpata che orla il terrazzo di
Paluzza, omologo del precedente terrazzo di S. Nicolò di Sutrio nonché
del terrazzo di Cercivento. Come per la Sosta precedente anche qui si
tocca con mano l’effetto dell’approfondimento erosivo del Torrente But
che, circa 5.000 anni fa, ha inciso i depositi deltizio-lacustri che
avevano ormai riempito il lago. La Sosta 5 inizia poche centinaia di
metri oltre questo punto.
Terrazzo principale
Conoscendo
il processo di formazione dei terrazzi fluviali, non è difficile
tornare idealmente indietro nel tempo durante l’erosione dei depositi
deltizio-lacustri quando, poco meno di 5.000 anni fa e prima della
formazione della scarpata principale, i tre ripiani di Paluzza,
Cercivento e Sutrio, ora distinti, formavano un’unica superficie sulla
quale scorrevano le acque fluviali, in direzione sud.
Fig.
23 - Il disegno rappresenta l’aspetto attuale della conca di Sutrio e
Paluzza. Le scarpate e i terrazzi fluviali sono stati ereditati durante
la fase di approfondimento erosivo del T. But e dei suoi affluenti,
conseguentemente al collasso dell’accumulo di frana che per 5.000 anni
aveva sbarrato la vallata. 1) Depositi conglomeratici pleistocenici
(età presumibile tra 100.000 e 300.000 anni fa); 2) Terrazzo principale
della media Valle del Torrente But formato a spese di sedimenti
deltizio-lacustri; 3) Terrazzo principale della media Valle del
Torrente But formato a spese di sedimenti fluvio-deltizi.
Spunti
didattici
Il
paleoalveo della Sosta 4b non compare nel disegno. Chiedete agli
studenti di individuarne la posizione, eventualmente suggerendo loro di
provare a disegnarlo rispettando la tridimensionalità della
ricostruzione.
Occorre che gli studenti comprendano che così come
ogni scarpata testimonia un approfondimento erosivo fluviale, ogni
superficie terrazzata è invece il riflesso di una stasi erosiva.
La probabile ragione della formazione di scarpate e terrazzi va cercata
nell’insorgere di resistenze interne alla massa disomogenea
dell’accumulo di frana durante il suo cedimento. Ad es. la presenza di
locali blocchi di roccia di più ampie dimensioni e/o la precoce
cementazione di porzioni dell’accumulo di frana possono avere
temporaneamente bloccato l’approfondimento erosivo.
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Integrazione dei dati
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Fig.
24 - Circa 5.000 anni fa cominciò il collasso della diga naturale
formata dal corpo di frana (nella figura è disegnato a blocchi). Le
acque fluirono oltre l’accumulo innescandone una rapida e progressiva
asportazione. Vista da nord.
Parallelamente anche i retrostanti depositi fluvio-deltizio-lacustri
subirono significative erosioni documentate dalla formazione di una
serie di terrazzi fluviali. Il più evidente è quello bordato da una
ripida scarpata alta 20-25 m (terrazzi di S. Nicolò di Sutrio, di
Paluzza e di Cercivento).
Nello stesso tempo i principali rii laterali della media Valle del But
risentirono dell’improvviso abbassamento del locale livello di base
sviluppando una marcata propensione all’erosione nelle zone più alte e
ripide. La disponibilità di detriti cominciò a formare dei conoidi di
deiezione (in giallo nella figura) in progressiva espansione.
CAUSA
- Circa 5.000 anni fa il lago di Sutrio e Paluzza fu colmato dai
sedimenti fino a quota 600 m. Da quel momento il sistema fluviale del
Torrente But riprese a funzionare. Sotto l’impeto del flusso d’acqua la
diga naturale dell’accumulo di frana cominciò a cedere. Cedette per
così dire “a scatti”, alternando fasi di incisione rapida (settimane o
mesi) ad altre di stasi (anni o secoli).
EFFETTO
- Si produssero in tal modo incisioni (scarpate) e superfici
(terrazzi), incastrate a livelli via via minori, queste ultime
debolmente inclinate nella direzione del flusso, verso sud. Il processo
ha asportato i due terzi dei depositi fluvio-deltizio-lacustri che, tra
10.000 e 5.000 anni fa, hanno riempito il lago di Sutrio e Paluzza.
Il 99% di quanto preservato dalle erosioni è stato coperto dalla
vegetazione. Ma le forme del territorio e quell’1% di depositi ancora
visibili ci hanno svelato la seconda parte della storia di questo
tratto di valle.
IL
MOVENTE
- Questa volta il movente è l’inevitabile parabola di declino tipica
dell’evoluzione di ogni lago naturale. Dopo una fase di formazione e di
riempimento, i laghi sono destinati a scomparire rovinosamente
lasciando solo deboli indizi del loro passato splendore.
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Spostamento Paluzza - Alzeri
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(durata:
20’, in corriera)
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Terza parte
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SOSTA
6 - Alzeri e Rio Randice
(durata:
40’, 200 m a piedi lungo strada, dislivello: -25 m). Indicazioni per la
sosta. Il mezzo sosta nel posteggio della chiesetta di San Niccolò
degli Alzeri, in corrispondenza di una stretta curva, e scarica i
partecipan che proseguono a piedii. Al termine della sosta li
raggiungerà più a valle, appena oltre il ponte sul Rio Randice.
Fig.
25 - Escursione FR1. Sosta 6.
Conoide torrentizio (conoide di deiezione)
Si
abbandona il fondovalle intersecando, quasi in quota, il conoide degli
Alzeri. L’ampio deposito a ventaglio (conoide di deiezione) ha tratto
origine dal disfacimento della nicchia di frana del M. di Rivo (v.
Sosta 2). Lì dove oggi si allarga il conoide degli Alzeri si situava
l’accumulo di frana dei M.ti di Rivo e Cucco, scivolato circa 10.000
anni fa nel fondovalle a sbarrare il deflusso delle acque.
Al
conoide degli Alzeri era stato attribuito il ruolo di ostacolo al
deflusso delle acque nella media Valle del But e la conseguente
creazione del lago di Sutrio e Paluzza. La presenza di limi lacustri
estesi fino a 600 m s.l.m., e le quote - troppo basse - della
superficie del conoide (cfr. carta topografica) hanno invalidato questa
ipotesi.
Fig.
26 - DTM della media Valle del Torrente But. Nel punto in cui, dai
10.000 ai 5.000 anni fa circa, sorgeva l’accumulo di frana dei Monti di
Rivo e Cucco, oggi si osserva un ventaglio di alluvioni (conoide degli
Alzeri). Si è andato formando durante le ultime migliaia di anni, dopo
lo svuotamento del lago, grazie agli apporti solidi del Rio Randìce. Il
complessivo settore raffigurato copre un’area di 8x8 km. Vista da
sud-ovest.
Fig.
27 - I caratteri del conoide (vegetato, antropizzato,…) attestano che
la sua fase di crescita si è ormai conclusa. Fu attiva di certo almeno
fino ai primi secoli dopo Cristo, come pure quella del vicino conoide
del Rio Saustri, tra Noiariis e Priola.
I due conoidi, di
Saustri e degli Alzeri, si univano nel fondovalle favorendo il
periodico ristagno delle acque. Lo documentano le datazioni al 14C (III
sec. d.C.) effettuate sui livelli di torba rinvenuti tra le alluvioni
del conoide del Rio Saustri.
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Spunti
didattici
Si
può chiedere agli studenti, con l’eventuale ausilio della carta
topografica, di identificare i paesi della vallata, riconoscibili nel
DEM dalla concentrazione di edifici.
Incisione del conoide degli Alzeri
La
superficie erbosa e antropizzata del conoide degli Alzeri indica che,
certamente da parecchi secoli, il conoide non è più attivo. Inoltre,
sostando in corrispondenza del ponte sul Rio Randice si apprezza la
poderosa incisione (da 30 a 50 m) che il rio ha sviluppato erodendo i
propri stessi depositi.
Anche questo dato conferma che il conoide
degli Alzeri non è più attivo, essendo subentrata una fase di erosione
alla precedente fase di deposizione.
La fase erosiva perdura tuttora, tanto da aver reso necessaria la
costruzione di numerose opere trasversali (briglie) a protezione dei
versanti minacciati da potenziali erosioni causate da approfondimenti
del solco torrentizio.
Fig.
28 - Il conoide degli Alzeri, prodotto dal trasporto solido (pietrisco
e ghiaie) del Rio Randìce, è sorto e si è ampliato nel punto in cui
sorgeva l’antico accumulo di frana dei Monti di Rivo e Cucco. O meglio,
quel poco che ancora ne restava, e che attualmente è sepolto sotto al
ventaglio detritico torrentizio, come hanno attestano agli inizi del
secolo scorso dei ritrovamenti di grossi blocchi incisi dall’alveo in
erosione del Rio Randice. Nel DEM risalta la poderosa incisione del Rio
Randìce che ha ‘cannibalizzato’ i propri depositi e quella, altrettanto
intensa, del Torrente But.
Fig.
29 - Dopo l’abbattimento dello sbarramento di frana del lago di Sutrio
e Paluzza, circa 5.000 anni fa, i Rii Saustri (sulla destra, non
visibile) e Randìce (sulla sinistra) produssero elevate quantità di
alluvioni che si accumularono nei punti di confluenza con il Torrente
But formando due ampi conoidi di deiezione. Quando questi depositi si
unirono nel fondovalle ebbero come effetto quello di frenare
temporaneamente il deflusso del Torrente But. Vista da nord.
Si
generarono in questo periodo (nei primi secoli dopo Cristo) stagni e
paludi effimeri sede di sottili accumuli di torba che hanno fornito
un’età 14C prossima a 1800 anni fa (circa III sec. d.C).
Fig.
30a-b - Il fenomeno fu temporaneo e l’erosione riprese incidendo con
forza gli stessi depositi dei due conoidi di deiezione. Il progressivo
ampliamento verso l’esterno del conoide degli Alzeri, propiziato dal
Rio Randìce, ha causato lo spostamento verso ovest (freccia) del corso
del Torrente But. Vista da Nord.
L’abbassamento recente del
Torrente But è ben percepibile proprio nella stretta morfologica del
ponte di Noiariis, dove l’approfondimento erosivo ha finito per
incidere anche i calcari triassici sui quali poggiano i depositi del
conoide degli Alzeri. Tra i più recenti effetti si osservano anche le
erosioni e i cedimenti registrati nella scoscesa parete rocciosa in
sponda destra, visibile appena a valle del ponte di Noiariis.
INTERPRETAZIONE
DEI DATI
CAUSA
- Circa 5.000 anni fa, l’erosione riprese alla grande lungo due ripidi
affluenti del Torrente But: il Rio Saustri e il Rio Randìce, situati
quasi uno di fronte all’altro ai due lati della vallata.
EFFETTO
- I due rii si gonfiavano periodicamente di acque e detriti che nella
zona di confluenza con il Torrente But venivano scaricati a formare
ventagli di deiezione. Solo durante l’ultimo millennio la tendenza
erosiva diminuì e, come sempre avviene in questi casi, i due rii (e lo
stesso Torrente But verso il ponte di Noiariis) si affossarono nelle
proprie alluvioni incidendo dei profondi solchi.
MOVENTE
- Fu l’asportazione del corpo di frana, e di buona parte dei depositi
del lago, a far sì che il livello di base si abbassasse. Ecco la
ragione prima che favorì una lunga fase dominata dalle erosioni.
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Spostamento Alzeri - Tolmezzo
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e
ritorno in sede
(durata:
30’, in corriera)
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VARIAZIONI ALL'ITINERARIO IN CASO
DI MALTEMPO
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In caso di maltempo saranno
eliminabili, nell’ordine, le soste di seguito indicate:
SOSTA
1 - Scavi archeologici di Zuglio
Il contenuto della Sosta 1 non sarà trattato.
SOSTA
2 - Pieve di San Pietro
Il contenuto della Sosta 2 (Panoramica sulle nicchie di frana dei
M.ti di Rivo e Cucco) sarà esplicitato durante la Sosta 3 tramite
fotografie e DEM.
In
alternativa si suggeriscono visite ad istituzioni e siti culturali che
consentono di coprire, in parte o totalmente, i tempi dell’escursione:
AMPEZZO
Museo Geologico della Carnia
Piazza Zona libera della Carnia, 5
Ingresso gratuito
Tel. 0433-811030
www.carniamusei.org
www.museiprovinciaud.it
CERCIVENTO
La Farie di Checo, Museo di cultura materiale
(antica fucina dei primi del ‘400)
Piazza Zona libera della Carnia, 5
Ingresso gratuito
Contatto diretto con il Sig. Candido SILVERIO,
custode e anima della Farie.
Tel. 0433-778407
www.carniamusei.org/mr_orari.html
PALUZZA
Torre Moscarda, fortilizio medievale
Casteons, periferia nord
Ingresso gratuito
Per la visita interna prendere contatti con il Municipio di Paluzza
Tel. 0433-749027
http://www.cjargne.it/giacimenti/torate.htm
TIMAU
Museo della Grande Guerra
Via Nazionale, 90
Ingresso gratuito
Tel. 0433-779168
www.carniamusei.org
www.museiprovinciaud.it
TOLMEZZO
Museo Carnico delle Arti Popolari Michele Gortani
Via della Vittoria, 2
Tel. 0433-43233
www.carniamusei.org
www.museiprovinciaud.it
ZUGLIO
Museo Archeologico Iulium Carnicum
Via Giulio Cesare, 19
Ingresso a pagamento
Tel. 0433-92562
www.carniamusei.org
www.museiprovinciaud.it
ZUGLIO
Pieve di San Pietro
Prendere contatti con il Parroco della Chiesa parrocchiale di Zuglio
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Stampa la pagina
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